PMI: la Commissione Europea rilancia il ruolo dei Distretti

 
Motore dello sviluppo economico e pilastro dei processi di innovazione: questa, secondo la Commissione Europea, la definizione ambiziosa di “distretto”. I distretti offrono un terreno fertile affinché le aziende, specialmente le piccole e medie imprese, collaborino con gli istituti di ricerca, con i fornitori, i clienti e con i competitor che agiscono sullo stesso territorio geografico.

Con una nota dello scorso 17 ottobre, Bruxelles rilancia l’intensificazione degli sforzi comuni per la creazione di distretti su scala mondiale all'interno nell’Unione Europea.

Cinque le sfide principali:

  1. il rafforzamento del mercato interno, miglioramento delle politiche dei distretti
  2. l'incoraggiamento della cooperazione transnazionale
  3. la promozione dell’eccellenza nell’organizzazione
  4. il miglioramento dell’interazione delle nuove Pmi all’interno dei distretti. 

E' ottimista Gunter Verheugen, vicepresidente della Commissione UE e responsabile della politica industriale e delle imprese: “L’Unione Europea ha bisogno di distretti su scala mondiale. I distretti giocano un ruolo predominante nei processi di innovazione, sono indispensabili per le nostre imprese e rappresentano il punto di partenza per la creazione di posti di lavoro. Ci auguriamo che gli sforzi in materia di distretti possano rafforzare l’eccellenza e l’apertura alla cooperazione, nel rispetto della natura competitiva dei distretti, fattore determinante per i mercati".

Il vecchio continente non scarseggia di certo in quanto a distretti, ma mancano quelli su scala mondiale. L’Osservatorio europeo, la cui sede si trova attualmente presso la School of Economics di Stoccolma, ha recentemente censito circa 2 mila raggruppamenti statistici significativi che impiegano circa il 38% della manodopera. Secondo le stime dell’Osservatorio, in Italia i più grandi ed efficienti distretti, secondo i diversi indicatori considerati, si trovano in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Piemonte e Veneto. Tuttavia, nessuno di questi distretti è al pari di quelli tedeschi, inglesi, francesi, spagnoli.

La frammentazione costante del mercato, la debolezza dei legami tra l’industria e la ricerca, come la cooperazione insufficiente con l’Unione Europea hanno fatto sì che i distretti non raggiungessero sempre quella massa critica e quella capacità di innovazione necessarie per affrontare in mondo duraturo la concorrenza globale. Per creare un quadro efficace a sostegno dei distretti europei la Commissione propone di:

  • continuare a migliorare il funzionamento del mercato interno per sopprimere ogni tipo di ostacolo, soprattutto quelli che frenano il flusso di conoscenze, la mobilità delle risorse qualificate o l’accesso ai finanziamenti transfrontalieri;
  • creare un gruppo politico europeo dei distretti per continuare ad esplorare nuove strade che permettano di aiutare gli Stati membri di favorire la nascita di distretti su scala mondiale
  • allargare il dialogo politico promosso dall’Alleanza europea dei distretti, una piattaforma operativa tra i vari stati membri e le regioni dell’UE nata per mettere a confronto le best practisces nell’ambito delle politiche a favore del settore;
  • continuare a sviluppare l’osservatorio europeo dei distretti, affinché diventi un servizio dinamico a favore delle imprese;
  • lanciare un’iniziativa pilota, proponendo dei programmi di formazione e una piattaforma di cooperazione per le strutture capofila dei distretti.

Per concludere, in uno dei suoi ultimi messaggi Verheugen augura "Gute Jobs für alle", cioè un "buon lavoro a tutti". Con queste parole intende un lavoro che possa offrire dignità,  garantire una distribuzione democratica delle risorse economiche, che contribuisca ad accrescere l'innovazione, nel rispetto dell'ambiente. Saranno capaci i distretti a concretizzare il libro dei sogni del Commissario Europeo?
(Alessandra Flora)

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