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Piano Transizione 4.0: le novità per il biennio 2021-2022

 

Piano Transizione 4.0Si amplia l’orizzonte temporale del Piano Transizione 4.0, che nei prossimi due anni potrà contare su un budget di circa 24 miliardi di euro, con aliquote e massimali più alti. Le novità in arrivo sono state presentate durante una conferenza online di Confindustria Digitale.

Recovery plan e Transizione 4.0: intervista a Marco Calabrò del MISE

L’evento di presentazione del Piano Transizione 4.0 - organizzato da Confindustria Digitale in collaborazione con MISE, Confindustria, Anitec-Assinform e Assotelecomunicazioni-Asstel - è stato aperto da Cesare Avenia, presidente di Confindustria Digitale, che ha ricordato come il Piano costituisca uno dei pilastri portanti del Recovery plan italiano.

Nel PNRR ci sono tutti gli ingredienti per recuperare i gap accumulati dall'Italia in questi anni sul fronte della digital transition; le protagoniste del “risorgimento digitale italiano” devono tornare ad essere le PMI, che costituiscono la forza trainante dell’economia nazionale.

Piano Transizione 4.0: focus su PMI e filiere

Il ritardo tecnologico dell’Italia rispetto ad altri paesi europei nasconde un altro divario a livello nazionale, che vede le imprese più piccole investire di meno - rispetto alle grandi aziende - nelle nuove tecnologie, ha proseguito Silvia Candiani, Presidente Steering Committee Digitalizzazione PMI Confindustria Digitale.

La crisi Covid-19 ha imposto un’inversione di tendenza, con una forte accelerazione degli investimenti tecnologici delle PMI, che hanno compreso come l’adozione di nuove tecnologie - dal cloud all’edge computing - favorisca la maggiore resilienza dell’azienda.

In questo contesto il nuovo Piano Transizione 4.0 trova un terreno fertile per attecchire e coinvolgere una platea sempre più vasta di imprese, a partire da quelle più piccole, che devono dotarsi dell’ossatura informatica necessaria per operare ai livelli di eccellenza dei concorrenti internazionali.

Tuttavia il Piano non deve esaurirsi con gli incentivi agli investimenti; l’obiettivo è accompagnare le imprese in un percorso che porti alla creazione di un ecosistema 4.0, all’interno del quale la formazione, tanto degli imprenditori quanto dei tecnici, giocherà un ruolo fondamentale.

Il nuovo Piano Transizione 4.0 prevede anche una serie di elementi positivi per quello che riguarda l’economia di filiera, ha proseguito Giorgio Migliarina, Presidente Steering Committee Innovazione digitale nelle filiere Confindustria Digitale, tra cui:

  • la digitalizzazione tra diversi operatori delle filiere produttive
  • soluzioni tecnologiche specifiche che interessano soprattutto le filiere più frammentate, come agrifood e moda
  • l’utilizzo di prodotti come servizi, che consente maggiore flessibilità per la creazione di tecnologie nuove

Per favorire la digitalizzazione delle aziende italiane occorre anche garantire in tutto il paese l’accesso a connessioni veloci, portando a compimento il Piano banda ultralarga.

La prospettiva delineata in questi giorni dal ministro alla Transizione digitale Vittorio Colao - che ha fissato al 2026 l’obiettivo di raggiungere il 100% delle famiglie e delle imprese italiane con reti a banda ultralarga - è realistica per portare a termine gli interventi infrastrutturali, ricorrendo anche alle risorse del PNRR.

Tuttavia per quel che riguarda il mondo delle imprese serve decisamente un’accelerazione degli investimenti nel corso dei prossimi 12 mesi, puntando anche sulla combinazione tra  fibra e tecnologie mobili, come il 5G.

Inoltre, occorre stimolare l’openinnovation, creando osmosi tra imprese ed università, attraverso i Digital Innovation Hub, dove le imprese anche più piccole possano conoscere le nuove tecnologie digitali e trovare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze.

Per quanto riguarda gli errori da evitare nell’applicazione del Piano Transizione 4.0, i rappresentanti di Confindustria Digitale hanno sconsigliato di legare gli investimenti solo ai beni materiali, mentre sarebbe utile prevedere: la cedibilità del credito fiscale, come per l’ecobonus, al fine di raggiungere più aziende, e degli investimenti per aiutare le imprese che vogliono mettersi insieme e lavorare su un progetto comune.

Cosa cambia per gli incentivi 4.0 nel biennio 2021-2022

La Manovra 2021 ha esteso le misure previste dal Piano Transizione 4.0 fino al 2022, offrendo alle imprese una prospettiva temporale più ampia per programmare gli investimenti.

Le risorse a disposizione ammontano a circa 24 miliardi di euro, mentre i crediti d’imposta a disposizione sono sei per: beni strumentali (materiali e immateriali), attività di ricerca, sviluppo e innovazione, formazione 4.0.

Piano 4.0

Rispetto alla prima versione del Piano industria 4.0 - maggiormente concentrata su manifattura ed hardware per stimolare gli investimenti delle imprese - nel corso del tempo il Piano si è arricchito di elementi, ha ricordato Marco Calabrò, dirigente del MISE.

Una novità importante è il passaggio - a partire dal 2020 - da iper e super-ammortamento ai crediti d’imposta, che hanno permesso di ampliare la platea dei beneficiari.

Il meccanismo del credito d’imposta proseguirà anche nel biennio 2021-2022, con incremento delle aliquote nel 2021 e un decremento nel 2022, ha spiegato Calabrò illustrando le novità per i beni strumentali e il le attività di ricerca, sviluppo e innovazione.

Beni strumentali

Beni immateriali

Ricerca

Per quanto riguarda il credito d'imposta per beni strumentali è rimastro il riferimento agli allegati A e B della legge n. 232-2016 (legge di Stabilità 2017).

Allegato A

Allegato B

La Manovra 2021 dispone anche l'anticipazione di entrata in vigore della nuova disciplina sugli incentivi 4.0 a partire dal 16 novembre 2020. I crediti d'imposta sono utilizzabili in compensazione a decorrere dall'anno di entrata in funzione/avvenuta interconnessione dei beni, in tre quote annuali di pari importo.

Compensazione

Calabrò ha poi ricordato che il Piano va visto secondo una logica di interventi di sistema per l'innovazione, non azioni disgiunte bensì una strumentazione composita che mira a sostenere le imprese nei processi di innovazione, in cui è fondamentale il sostegno alle competenze (ITS, riqualificazione delle competenza dei lavoratori, competenze manageriali).

Sugli aspetti fiscali del Piano Transizione 4.0 si è soffermata Giulia Abruzzese, Politiche Fiscali Confindustria, spiegando che gli incentivi 4.0 sono misure di carattere generale, non settoriale, che interessano tutti settori produttivi e consenteno la cumulabilità con altri strumenti (es: Patent box, bandi).

Per quanto riguarda il credito d'imposta per le attività di ricerca e sviluppo l'Abruzzese ha ricordato che il decreto Rilancio ha introdotto delle maggiorazioni - confermate dalla Manovra 2021 - a favore delle imprese del Mezzogiorno e delle regioni del Centro Italia colpite dagli eventi sismici del 2016-2017.

Dl Rilancio

Consulta le slide del MISE sul Piano Transizione 4.0

Consulta le slide sugli aspetti fiscali del Piano Transizione 4.0

Slide a cura del MISE e di Confindustria Digitale

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