Recovery Plan: senza una vera riforma della PA il sostegno alle rinnovabili resta solo sulla carta

 

Rinnovabili Se davvero il Piano nazionale ripresa e resilienza vuole sostenere le energie rinnovabili e la transizione energetica occorre snellire di molto la pubblica amministrazione, tagliando i tempi degli iter autorizzativi.

Quando la burocrazia ostacola la decarbonizzazione: il caso del quarto bando del DM FER 1

E’ praticamente un coro quello che si alza da parte degli operatori del settore delle energie rinnovabili nel corso delle audizioni alla Camera sul Piano nazionale ripresa e resilienza. 

Se le proposte per migliorarlo divergono - per ovvie ragioni - sotto alcuni aspetti, c’è un punto che sembra mettere d’accordo tutti: senza un netto taglio della burocrazia le energie rinnovabili resteranno solo sulla carta

Cosa c'è per l'energia nel Recovery Plan?

ANEV: la debolezza amministrativa del settore pubblico è un ostacolo agli investimenti  

La prima cosa da fare affinché il Piano nazionale possa avere una sua concretezza ed efficacia per l’eolico offshore e onshore, secondo il presidente dell’Associazione nazionale energia del vento Simone Togni, occorre innanzitutto un’effettiva semplificazione degli iter autorizzativi. 

Secondo una recente analisi di Rystad Energy, la capacità eolica offshore installata nel mondo è aumentata del 15% nel 2020, raggiungendo 31,9 GW a fine anno, e nel 2021 ci sarà un ulteriore balzo in avanti. 

In Italia, il settore si confronta da tempo con una serie di ostacoli burocratici, prosegue Togni, che riguardano “la durata eccessiva degli iter autorizzativi” - in particolare delle valutazioni di impatto ambientale (VIA) e del Provvedimento Autorizzativo Unico (P.A.U.) - “il mancato rilascio delle proroghe alle autorizzazioni in scadenza” e “la posizione sistematicamente ostativa di alcune regioni e alcune soprintendenze verso le rinnovabili, sia per gli impianti nuovi che per quelli da rinnovare”.

Nel Recovery Plan è necessario quindi un urgente intervento di “riforma strutturale capace di superare l'evidente stato di debolezza amministrativa del settore pubblico, che ha determinato un ostacolo agli investimenti”. 

Il presidente di ANEV propone quindi di cambiare passo, agendo su tre direttrici tra loro complementari: “la realizzazione delle nuove installazioni, il rinnovamento degli impianti esistenti, l’adeguamento di impianti e progetti non ancora realizzati” per cui occorrono dei decreti attuativi. 

“Proponiamo quindi l’istituzione urgente di un piano di confronto con le istituzioni con cui trattare le nuove modalità di svolgimento dei procedimenti autorizzativi, da attuarsi tramite l’istituzione di uno Sportello unico che - tramite liste di controllo contenenti criteri oggettivi sotto i profili ambientali e paesaggistici - proceda nell’indirizzamento del procedimento autorizzativo secondo canali stabiliti e tempistiche univoche”, sottolinea Togni.

La strategia UE per le energie rinnovabili offshore vale 800 miliardi

Italia Solare: nel PNRR sono esposti obiettivi, ma non sono descritti reali interventi 

Il punto di vista dell’associazione del fotovoltaico Italia Solare ricalca, di fatto, quanto notato anche da Bruxelles sul Recovery Plan italiano: le riforme incluse nel Piano non vanno solo indicate in modo vago né dovrebbero essere sintetizzate in poche parole, ma che occorre spiegare nel dettaglio, dal momento che la Commissione europea le considera parte integrante del Piano. 

Nella componente “Energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile” del PNRR - nota Italia Solare - sono esposti una serie di obiettivi per le energie rinnovabili, ma non sono descritti reali interventi né si presenta alcuna contabilità analitica, “che riteniamo sarebbe corretto mostrare poiché l’unico riferimento in merito è 4 miliardi di euro”.

“Si parla poi di ‘fotovoltaico offshore’, che non è certo una tecnologia consolidata. Può anche aver senso esplorare nuove frontiere per le installazioni di impianti fotovoltaici, ma solo dopo aver adeguatamente sviluppato, come installazioni reali, quelle applicazioni fotovoltaiche che già hanno dimostrato di essere affidabili ed economicamente convenienti, come gli impianti sui tetti e a terra”. 

E come le altre associazioni del settore, anche Italia Solare insiste sulla necessità di semplificazioni autorizzative, che a oggi rappresenta l’ostacolo maggiore alla diffusione degli impianti fotovoltaici.

Elettricità futura: per realizzare la transizione energetica occorre cambiare la PA 

La principale associazione delle imprese che operano nel settore elettrico italiano parla di mancanza di “obiettivi coerenti e concreti al raggiungimento del Green Deal per lo sviluppo di una nuova capacità da fonti rinnovabili”. Inoltre, mancano “dettagli concreti sulle iniziative da sviluppare, né sulla loro collocazione geografica (burden sharing delle regioni) né sulle modalità per accedere ai fondi”.

E, nota ancora Elettricità Futura, nel testo “non abbiamo trovato gli indispensabili interventi di semplificazione delle procedure autorizzative e gli investimenti in digitalizzazione e formazione delle persone (salvo la generica loro citazione) affinché il sistema del permitting per la decarbonizzazione dell’elettricità possa funzionare efficacemente”. 

Affinché ciò si realizzi, occorre “rendere la Pubblica Amministrazione digitalizzata, sburocratizzata e adeguata alla sfida della transizione energetica affinché gli iter autorizzativi permettano la realizzazione dei nuovi impianti e il rinnovamento degli esistenti in tempi mai superiori ai 2 anni”. Dal canto loro, nota ancora Elettricità Futura, “le Regioni dovrebbero definire target in linea con il PNIEC aggiornato e far sì che gli enti e i funzionari delegati al permitting siano maggiormente formati e responsabilizzati per il raggiungimento dei target”.

Enel: serve un’azione legislativa di semplificazione, sia normativa che amministrativa

Il potenziale del PNRR è enorme, nota Enel in audizione alla Camera, “ma per realizzare i progetti immediatamente cantierabili si pone un tema molto importante”. Anche in questo caso la parola d’ordine è ‘semplificare’: occorre cioè “portare avanti una complessiva azione legislativa di semplificazione, sia della normativa che amministrativa e procedurale, in particolare sul piano del permitting”. 

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