Dubbi sulle cifre del Recovery Plan: i conti non tornano

 

Luci e ombre sul Recovery Plan ItaliaSecondo il servizio Studi e Bilancio di Camera e Senato il Recovery Plan italiano presenta uno scostamento di 14,4 miliardi tra gli impieghi programmati e i fondi europei messi a disposizione dal pacchetto anticrisi Next Generation EU.

Cosa prevede il piano nazionale di ripresa e resilienza

Nonostante i lunghi mesi di lavoro, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) approvato dal Consiglio dei Ministri e presentato al Parlamento sembra non aver ancora raggiunto una forma soddisfacente. Oltre all'incongruenza tra impegni e risorse, nelle sue 35 pagine, il dossier del servizio Studi e Bilancio di Camera e Senato solleva non pochi dubbi sulla struttura e sui contenuti del Recovery Plan. 

Le risorse programmate nel Recovery Plan superano i fondi europei a disposizione dell'Italia

Il documento di analisi parte da un presupposto poco rassicurante dal punto di vista delle cifre, ovvero che le informazioni contenute nel PNRR in alcuni punti siano "non del tutto conciliabili sul piano numerico". Quindi, per i tecnici parlamentari certe cifre non tornano.

Nello specifico, le risorse disponibili, scrivono nel dossier che prepara il dibattito politico, arriva a 209,5 miliardi di euro, mentre il totale delle spese a 223,9 miliardi. Con uno "scostamento tra impieghi e risorse" pari appunto a 14,4 miliardi. A tal proposito, si legge nel dossier, "si desume che non risultano reperite risorse a fronte del margine di 14,4 miliardi di maggiori impieghi rispetto all’ammontare complessivo finanziabile dai due dispositivi europei del RRF - cioè il Recovery and Resilience Facility, lo strumento cardine di Next Generation EU, ndr -  e del React EU".

I tecnici del Parlamento, quindi, chiedono al Governo di chiarire se si ipotizza che alcuni progetti saranno bocciati, e quindi sforare il tetto servirebbe a non lasciare alcune risorse inutilizzate, oppure se si intende portare avanti tutti i progetti risorse nazionali. Su questo tema il documento del Governo, firmato anche dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, riconosce che le risorse programmate "sono superiori a quelle assegnate", spiegando che il "confronto con la Commissione UE potrebbe determinare una riduzione delle risorse autorizzate".

A generare altri dubbi è anche il modo in cui vengono conteggiati altri fondi europei, relativi non a Next Generation EU, ma al bilancio UE per il settennato post 2020. "Il Documento in esame cifra in circa 309 miliardi l’importo delle risorse europee messe a disposizione dell’Italia, di cui 210,5 miliardi (che comprendono quote del pacchetto NGEU per circa 1 miliardo, non considerate nel PNRR) derivanti dai dispositivi facenti capo al Next generation UE (NGEU) e circa 99 miliardi derivanti dal Quadro finanziario pluriennale 2021-27 (QFP 21-27). Tale ammontare complessivo di risorse deve essere presumibilmente inteso come ordine di grandezza, sia in quanto apparentemente composto da importi solo in parte aggiornati, sia in quanto lo stesso non sembra includere alcuni dei fondi minori del pacchetto NGEU". 

A conti fatti, comunque, "il predetto importo - di 309 miliardi - non coincide con il complesso di risorse che il PNRR prevede di utilizzare - 223,9 miliardi - sia per le specifiche finalità del Piano medesimo sia in sinergia con il ricorso ai fondi strutturali e alla “programmazione di bilancio".

Inoltre, nel Recovery Plan si fa riferimento sia ad interventi 'nuovi', da sovvenzionare anche con l’anticipo di 21,2 miliardi del Fondo sviluppo e coesione, che ad altri già 'in essere', anche se "non sono peraltro del tutto esplicitati i criteri adottati ai fini di tale classificazione".

Gli ostacoli all'approvazione del Recovery Plan

Finanziamenti aggiuntivi a valere su risorse nazionali

Riassumendo, la preoccupazione espressa nel dossier riguarda la necessità di chiarire i profili di possibile onerosità per la finanza pubblica connessi alla proposta di PNRR in esame. "Si osserva infatti che il programma di interventi contenuto nel Piano sembra implicare la necessità di reperire, nell’ambito del DEF 2021, risorse aggiuntive rispetto a quelle messe a disposizione dalla UE, al fine di garantire il finanziamento integrale degli interventi inclusi nel PNRR ed assicurarne il carattere addizionale rispetto a quelli già previsti a legislazione vigente. Tali finanziamenti aggiuntivi possono essere sintetizzati in 3 voci:

  • 14,4 miliardi di risorse necessarie a finanziare il 'margine' di maggiori impieghi rispetto all’ammontare complessivo finanziabile dai due dispositivi europei del RRF e del React EU, salvo che il Governo chiarisca che l’ammontare degli interventi da attuare sarà comunque limitato a quelli finanziati dalla Commissione europea. In tal caso, al fine di circoscrivere i possibili margini di indeterminatezza del Piano, andrebbero comunque individuati preventivamente gli interventi a cui si intende rinunciare in caso di non approvazione integrale del Piano medesimo da parte della Commissione europea;
  • 21,2 miliardi necessari a reintegrare il FSC dell’importo assorbito nel PNRR. Ove non dovesse essere effettuato tale reintegro, infatti, le somme del PNRR dovrebbero intendersi come sostitutive del Fondo Sviluppo e Coesione e non come integrative. In tal caso la finalità della coesione territoriale, che è uno dei tre assi attorno ai quali i regolamenti NGEU prevedono che si articolino gli interventi, non riceverebbe finanziamenti aggiuntivi dal RRF rispetto a quelli già previsti a legislazione vigente. Circa la modalità di reintegro prefigurata nel documento, a valere sul ritorno macroeconomico derivante dall’accelerazione della spesa del FSC rispetto agli andamenti tendenziali, si rileva che, al fine di fugare margini di incertezza insiti nel ricorso a tale fonte di copertura, andrebbero esplicitate le assunzioni sottostanti la previsione di un ritorno macroeconomico adeguato alla predetta finalità di finanziamento ed eccedente rispetto al ritorno macroeconomico già 15 utilizzato, per importi significativi (12,9 miliardi per il 2022 e 20,5 miliardi per il 2023), a copertura dell’ultima manovra di bilancio;
  • un importo pari all’impatto sui saldi di finanza pubblica derivante dall’accelerazione della spesa del FSC rispetto agli andamenti tendenziali già scontati. L’anticipo della fase di programmazione nell’ambito delle procedure del PNRR si rifletterà infatti, presumibilmente, anche sui tempi di realizzazione degli interventi con un conseguente profilo di spesa anticipato rispetto a quello scontato nei tendenziali di finanza pubblica a legislazione vigente. Peraltro, soltanto qualora tale impatto non dovesse essere compensato – mediante corrispondenti incrementi di entrata o riduzioni di spese - determinando pertanto un effetto peggiorativo del deficit rispetto a quello considerato nella NADEF, potrebbe corrispondentemente considerarsi il relativo ritorno macroeconomico, il cui importo andrebbe comunque valutato nell’ambito delle previsioni programmatiche soggette alla validazione delle autorità nazionali ed europee".

Più chiarezza sui progetti e coerenza con le raccomandazioni UE

Passando alla struttura del Recovery Plan e ai suoi contenuti, l'analisi dei tecnici del Parlamento esprime ulteriori critiche per "la mancata definizione puntuale dei singoli progetti". Fra questi spiccano quelli relativi alla riforma del mercato del lavoro, alle infrastrutture digitali, alla banda larga e al 5G.

Per la transizione verde, invece, nel PNRR c'è una carenza di risorse, che sono "pari al 31% della dotazione complessiva, a fronte del limite minimo del 37% che la normativa europea (in corso di definizione) richiede vengano destinati, in ciascun Piano nazionale". A questo si aggiunge la mancanza di "indicazioni in merito alle risorse finalizzate a garantire il raggiungimento dell’obiettivo minimo di spesa definito a livello europeo per la transizione verde, per cui non appare chiaro se a tal fine possano essere computate anche risorse collocate all’interno di altre Missioni".   

Purtroppo, secondo l'analisi, le lacune sono diffuse in tutto il testo del Recovery Plan italiano, soprattutto sui temi cari a Bruxelles. Tra questi, la revisione dei sussidi ambientalmente dannosi, la concorrenza nell'ambito del funzionamento dei mercati, l'edilizia penitenziaria, le infrastrutture stradali, la retribuzione dei docenti.

Le linee guida UE sui Recovery Plan

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