Biciclette cinesi - l’UE conferma i dazi antidumping

 

UE dazi antidumping bici cinesi: photocredit kitakami_photo da Pixabay E’ stato pubblicato il regolamento che conferma il mantenimento di un dazio antidumping sulle importazioni di biciclette dalla Cina e ne estende l’applicazione anche all’importazione di bici da Indonesia, Malaysia, Sri Lanka, Tunisia, Cambogia, Pakistan e Filippine.

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L’Unione Europea ha accolto la richiesta dell’Associazione europea dei produttori di biciclette (EBMA), che agisce per conto di imprese che rappresentano oltre il 45% della produzione totale di biciclette dell'UE, di mantenere attivi i dazi antidumping sulle importazioni di bici cinesi che stavano per scadere. L'aliquota dei dazi varia tra il 19,2% e il 48,5%.

La decisione arriva dopo lo svolgimento di un’inchiesta, da parte dell’UE, sul rischio di persistenza o reiterazione del dumping cinese e che ha preso in esame dati relativi al periodo compreso tra il 1 aprile 2017 e il 31 marzo 2018. Nella stessa inchiesta la Commissione ha effettuato verifiche anche sul dumping promosso dai produttori ed esportatori di biciclette provenienti da indonesia, Malaysia, Sri Lanka, Tunisia, Cambogia, Pakistan e Filippine.

Alla fine delle verifiche effettuate, infatti, la Commissione ha concluso che “le pratiche di dumping sono proseguite durante il periodo dell'in­chiesta”. Si tratta di una valutazione effettuata sulla base della capacità produttiva e della capacità inutilizzata della RPC, oltre che sull'attrattiva crescente del mercato dell'Unione per i prodottutori di paesi terzi a cominciare dalla Cina.

Gli aiuti di Stato cinesi al settore delle biciclette

Sulla base delle ricerche effettuate dalla Commissione, emerge che il settore delle biciclette in Cina è fortemente foraggiato dal governo, sia nazionale che locale. Diversi elementi sono stati presi in esame.

Anzitutto, la forte presenza dello Stato nel settore. Su questo fronte, nonostante una notevole frammentazione del comparto che coinvolge anche molti piccoli produttori, emerge come i principali player cinesi siano imprese statali. “Esiste - dichiara la Commissione - una sovrapposizione tra i membri delle strutture di partito e gli organismi di gestione in diversi produttori cinesi di biciclette. A titolo di esempio, il presidente della Shanghai Phoenix Enterprise riveste anche la funzione di segretario di partito in tale società dal 2012, mentre il vicesegretario del comitato del partito di Shanghai Zhonglu era al contempo membro del comitato di vigilanza”.

A ciò si aggiunge anche l’elevato livello di controllo e intervento pubblico nel settore che, di fatto, impedisce anche ai produttori privati di operare in condizioni di mercato.

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Del resto il settore delle biciclette viene esplicitamente citato tra i settori chiave del Piano per lo sviluppo dell'industria leggera per il periodo 2016-2020 - propedeutico alla realizzazione del progetto «Made in China 2025» - che prevede anche numerosi aiuti di Stato e agevolazioni tra cui:

  • l'aumento del sostegno alle imprese mediante politiche tributarie e finanziarie come ammortamenti, fondi speciali, tributi, acquisti governativi;
  • misure che prevedono l'aumento del sostegno alla politica finanziaria a supporto dello sviluppo delle piccole e medie imprese.

Notevoli aiuti al settore arrivano anche dai governi locali. È il caso della municipalità di Tianjin che ha sostenuto la creazione di quattro basi dell'industria leggera di portata nazionale, incluso il settore delle biciclette. Nelle idee del governo cinese, infatti, “Tianjin costruirà una base di produzione ed esportazione di biciclette di portata nazionale, assumendo come nucleo di tale base il parco industriale del «regno delle biciclette cinese» nel distretto di Wuqing”, a cui si aggiunge il parco industriale delle biciclette (elettriche) nel distretto di Binhai, dove sarà sviluppata intensamente l’industria manifatturiera di biciclette (elettriche) e dei pezzi di ricambio.

Un significativo intervento del governo a sostegno del settore emerge anche rispetto alle materie prime utilizzate. Gran parte delle componenti, infatti, sono “realizzate con materie prime oggetto di massicci interventi da parte del governo della RPC, tra cui alluminio e acciaio (che possono essere utilizzati per realizzare telai, forcelle, manubri, ruote e raggi, catene, deragliatori, ruote dentate, cavi, portapacchi), gomma (per produrre ruote) e prodotti chimici (elementi in plastica e vernici)”.

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L'industria europea delle biciclette

Si attesta sui 11,2 milioni di pezzi l’anno la produzione totale europea di biciclette. Un dato che si accompagna, però, a quello sul consumo che è diminuito del 5%, scendendo a 18,3 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta di riesame, per lo più a causa della crescita parallela del mercato delle biciclette elettriche.

Il dato va letto in parallelo con quello sulle importazioni cinesi. Secondo la Commissione, infatti, l’andamento dell’import di bici cinesi conferma una ripresa dell'interesse della Cina per il mercato europeo a cui si aggiunge la conferma del perdurare, per tutto il periodo dell'inchiesta, della presenza di fenomeni di dumping da parte della Cina. Lo dimostrano i prezzi applicati dagli esportatori cinesi che sono stati significativamente inferiori rispetto ai prezzi di vendita dell'industria dell'Unione.

Infatti, si legge nel rapporto della Commissione, “i prezzi di oltre l'80% delle importazioni sono risultati inferiori ai prezzi dell'industria dell'Unione del 19%. Detratti i dazi anti-dumping in vigore, il margine di sottoquotazione ammontava al 43%”.

Alla luce di ciò, conclude la Commissione, “l'impatto dell'aumento del volume di importazioni a basso prezzo oggetto di dumping dalla RPC, congiuntamente agli effettivi margini di dumping non hanno consentito all'industria dell'Unione di riprendersi completamente dalle passate pratiche di dumping”.

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> Consulta il Regolameno dell'UE

Photocredit: kitakami_photo da Pixabay 

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