Bilancio UE post 2020 – quanti sono i fondi europei per l'Italia

 

© European Union, 2018/Source: EC - Audiovisual Service/Photo: Etienne AnsotteLe proposte della Commissione per il bilancio UE post 2020 prevedono un aumento del 6% dei fondi per la Coesione destinati all'Italia rispetto alla programmazione in corso. Secondo un documento riservato visionato dall'AGI, però, Roma avrebbe potuto ricevere fino al 24% di fondi in più se Bruxelles non avesse deciso di mitigare l'impatto dei nuovi criteri di ripartizione con un meccanismo che evita spostamenti troppo radicali nella distribuzione delle risorse.

La proposta della Commissione per il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 prevede impegni per 1.134,5 miliardi di euro e 1.104,8 miliardi in pagamenti, a prezzi costanti 2018, rispettivamente l'equivalente dell'1,11% e dell'1,08% del Reddito nazionale lordo dell'UE a 27.

Nel caso dell'Italia, lo scenario delineato dalle proposte della Commissione è duplice: da un lato, una netta sforbiciata ai fondi per la Politica Agricola Comune (PAC), con una perdita che sfiora il 7%; dall'altro, l'aumento delle risorse per la Politica di Coesione, pari al 6%, grazie ai nuovi indicatori introdotti dal Bruxelles per stabilire la ripartizione dei fondi europei.

Secondo un documento visionato dall'AGI, con la piena applicazione di questi criteri l'Italia avrebbe potuto ottenere fino al 24% in più per Coesione, mentre la Germania avrebbe visto le proprie risorse quasi dimezzate. Per questo la Commissione ha deciso di limitare l'impatto delle nuove regole con tetti massimi per gli incrementi e per le perdite.

La proposta della Commissione per il bilancio UE 2021-2027

Un bilancio UE in aumento o in calo?

Apparentemente in aumento rispetto al QFP 2014-2020, che corrisponde a circa l'1,02% del Reddito nazionale lordo dell'Unione a 28, il bilancio UE post 2020 proposto da Bruxelles è in realtà difficilmente confrontabile con quello attuale.

Al di là della confusione che si genera a seconda che si utilizzino prezzi costanti o correnti, l'incidenza del budget 2021-2027 deve essere calcolata sul RNL dell'UE a 27, nella prospettiva dell'uscita del Regno Unito dall'Unione. 

Inoltre, bisogna considerare che la proposta della Commissione include per la prima volta nella dotazione del QFP anche il Fondo europeo di sviluppo (European Development Fund). 

Secondo un'analisi della proposta della Commissione per il QFP 2021-2027 realizzata dal servizio di ricerca del Parlamento europeo, la proposta può essere vista come migliorativa o peggiorativa rispetto al bilancio UE 2014-2020 a seconda della prospettiva.

Ad esempio:

  • confrontata in termini reali con il QFP attuale (UE a 28), la proposta di bilancio post 2020 comporta un leggero decremento delle risorse,
  • confrontata in termini reali con il QFP attuale ma virtualmente destinato a una UE a 27, la proposta comporta un aumento del 5% (52,3 miliardi di euro),
  • confrontata in termini reali con l'attuale Reddito nazionale lordo dell'UE, la proposta comporta un aumento da un'incidenza pari all'1,03% del RNL dell'UE a 28 a una dell'1,11% di quello dell'UE a 27,
  • confrontata in termini reali con l'attuale Reddito nazionale lordo dell'UE a 27 (senza il Regno Unito), per corrispondere a un virtuale QFP 2014-2020 per una UE a 27, la proposta rappresenta un decremento dall'1,16% all'1,11% del RNL dell'UE a 27.

Quello che è certo, conclude lo studio, è che la proposta è ben al di sotto dell'1,3% del RNL dell'UE chiesto dal Parlamento europeo, che con gli Stati membri è chiamato a negoziare il prossimo bilancio dell'Unione.

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Nuove priorità politiche

Oltre alla dimensione complessiva del bilancio, la trattativa sul Quadro finanziario 2021-2027 si concentrerà sulla struttura e sulla ripartizione delle risorse tra le diverse priorità politiche.

La proposta della Commissione aumenta il numero delle rubriche da cinque a sette, con il tema della coesione economica e sociale dell'Unione che continua ad assorbire la quota maggiore di risorse. In particolare:

  1. Mercato unico, innovazione e digitale: 14,7%
  2. Coesione e valori: 34,5%
  3. Risorse naturali e ambiente: 29,7%
  4. Migrazione e gestione dei confini: 2,7%
  5. Sicurezza e difesa: 2,1%
  6. Vicinato e mondo: 9,6%
  7. Pubblica amministrazione europea: 6,7%.

La ripartizione proposta da Bruxelles riflette l'emergere di nuove priorità politiche: da una parte, aumentano le risorse per ricerca e innovazione, supporto agli investimenti, migrazione e gestione delle frontiere, sicurezza e difesa; dall'altra, si riducono i fondi per la Politica agricola comune e per la Politica di Coesione, da tempo nel mirino dei Paesi membri che ne contestano il rapporto costi-benefici e difese invece dal Parlamento europeo.

Analysis of the Commission's proposal

I fondi europei per l'Italia

Entrambe le due maggiori politiche dell'UE rivestono grande importanza per l'Italia, che nella proposta della Commissione si trova però a fronteggiare due scenari molto diversi.

Nel caso della Politica Agricola Comune, la Commissione propone lo stanziamento di 365 miliardi di euro in prezzi correnti, il 5% in meno rispetto alla dotazione attuale, corrispondente a circa il 15% in meno in prezzi costanti 2018. Per l'Italia le risorse sarebbero pari a 36,3 miliardi di euro in prezzi correnti e a 32,3 miliardi in prezzi costanti 2018, con un taglio di circa il 6,9% rispetto alla PAC 2014-2020.

Le risorse assegnate all'Italia per la Coesione, invece, andrebbero ad aumentare, nonostante la dotazione da 330,6 miliardi proposta da Bruxelles sia inferiore di circa il 10% rispetto alla dotazione 2021-2027 rispetto al ciclo attuale. Nella proposta di Bruxelles l'Italia passerebbe dai circa 36 miliardi della programmazione 2014-2020 a 38,5 miliardi, con un aumento di circa il 6%.

Bruxelles ha infatti proposto di integrare il criterio del Pil pro capite con nuovi indicatori che tengono conto del livello di disoccupazione giovanile, dell'impatto dei cambiamenti climatici e dei flussi migratori e del livello di istruzione e che spostano nuove risorse in direzione dell'Italia.

La distanza tra il Pil pro capite di un Paese e la media UE, aveva spiegato la commissaria per la Politica regionale Corina Cretu presentando la proposta, continua a determinare l'80% dell'assegnazione dei fondi, mentre i nuovi indicatori puntano ad assicurare risorse maggiori a regioni e Paesi che presentano condizioni socio-economiche più deboli.

Secondo un documento riservato visionato dall'AGI, tuttavia, l'applicazione pura e semplice di questi nuovi criteri avrebbe condotto a un incremento molto più significativo dei fondi per la Coesione a favore dell'Italia, così come di altri Paesi UE, mentre altri Stati membri si sarebbero trovati improvvisamente a perdere una fetta importante delle risorse.

Nel caso dell'Italia l'incremento rispetto alla Politica di Coesione 2014-2020 sarebbe stato del 24%, ma ad esempio in Grecia si sarebbe arrivati a un aumento del 32%; di contro, in Francia i fondi sarebbero diminuiti del 23% per arrivare a un taglio del 45% in Germania.

Un cambiamento molto brusco degli equilibri tra i Paesi UE che, secondo quanto riportato dall'AGI, la Commissione avrebbe deciso di mitigare con un meccanismo di sicurezza in base al quale le perdite connesse all'introduzione dei nuovi criteri di ripartizione dei fondi europei non possono superare il 25% e gli incrementi non possono andare oltre il 10%.  

In questo modo la dotazione proposta per la Grecia comporta un aumento dell'8% rispetto alla Coesione 2014-2020, la Francia si trova a perdere solo il 5% dei fondi, mentre la Germania sperimenta comunque un cospicuo taglio, pari a circa il 20%.

La proposta della Commissione per la Politica di Coesione post 2020

© European Union, 2018/Source: EC - Audiovisual Service/Photo: Etienne Ansotte

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