Fondi UE - task force, piu' investimenti per infrastrutture sociali

 

Romano Prodi a Bruxelles, 23.01.2018 - Photo: Gaspare Dario Pignatelli, © European Union 2018 In Europa è necessario aumentare gli investimenti di lungo termine a supporto delle infrastrutture sociali. La relazione della task force europea, guidata da Romano Prodi, presentata a Bruxelles.

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In concomitanza con l’assegnazione di ulteriori 100 milioni di euro allo schema di garanzia del programma europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI) tramite il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) - strumento cardine del Piano Juncker -, la task force di alto livello per gli investimenti in infrastrutture sociali in Europa ha presentato il suo primo report.

Cos'è la Task force UE per investimenti in infrastrutture sociali

La task force di alto livello ‘on Investing in Social Infrastructure in Europe’ è nata nel 2017 su iniziativa dell’European Association of Long Term Investors (ELTI) - cui aderisce anche il gruppo Cassa Depositi e Prestiti - con l’obiettivo di portare all’attenzione dei policy maker europei il ruolo cruciale svolto dalle infrastrutture sociali negli Stati membri.

La task force, guidata da Romano Prodi (chair) e dall'ex ministro francese Christian Sautter (co-chair), ha presentato a Bruxelles, alla presenza del vicepresidente della Commissione UE Jyrki Katainen, la sua prima relazione - ‘Boosting Investment in Social Infrastructure in Europe’ - in cui si analizza la stato attuale dei servizi e delle infrastrutture sociali in Europa, con una serie di raccomandazioni per rafforzare gli investimenti di lungo termine in questo settore.

Durante la presentazione del documento, come riportato dall'Ansa, Prodi ha sottolineato la necessità di lanciare, prima della fine dell'attuale legislatura - ossia entro maggio 2019 - un "new deal per l’infrastruttura sociale", prevedendo una possibile "interazione tra pubblico e privato".

Infrastrutture sociali, in Europa si investe poco

In Europa il livello degli investimenti, sia pubblici che privati, in infrastrutture sociali non risponde alle esigenze dei cittadini, con circa 170 miliardi di euro investiti ogni anno. Si stima che il divario tra investimenti reali e necessari sia di circa 100-150 miliardi di euro all’anno.

La situazione ha iniziato a precipitare con la crisi economica del 2007, che ha visto molti Stati membri ridurre i fondi destinati al sociale. Nell’arco di un decennio gli investimenti in infrastrutture sociali sono infatti crollati del 20%, generando profondi divari tra le regioni europee.

Nel report la task force sottolinea la necessità di ribaltare lo stato attuale aumentando gli investimenti di lungo termine in infrastrutture sociali, un passo necessario per un’Europa che conta un numero crescente di anziani, mentre il tasso di natalità di abbassa sempre di più.

Si prevede che nel 2060 la fascia di popolazione over 65 aumenterà di oltre 10 punti percentuali - passando dal 18,9% registrato nel 2015 al 29% -, un cambiamento che richiederà una riorganizzazione delle comunità e dei centri urbani, sia dal punto di vista dei servizi sanitari e di cura, che dei servizi abitativi.

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I vantaggi di investire in infrastrutture sociali

Le infrastrutture sociali offrono una serie di vantaggi per i potenziali investitori, a partire dalla bassa volatilità dei rendimenti, osserva il report.

La maggior parte degli investimenti in infrastrutture sociali sono pubblici, un aspetto che consente agli investitori di concordare in anticipo le caratteristiche del proprio rendimento. Inoltre, la ‘natura pubblica’ di questi investimenti fa sì che siano meno esposti ai rischi di mercato.

Tuttavia gli investimenti in infrastrutture sociali sono di piccole dimensioni, una caratteristica che li rende meno appetibili agli investitori di lungo termine. In questo contesto gli intermediari finanziari svolgono un ruolo chiave nel canalizzare i fondi degli investitori istituzionali verso le infrastrutture sociali.

Le raccomandazioni della task force

Il report si conclude con una serie di raccomandazioni della task force per accrescere gli investimenti in infrastrutture sociali in Europa. Tra gli interventi proposti vi sono il lancio di un’agenda europea per le infrastrutture sociali e l’istituzione di un fondo pubblico-privato dedicato agli investimenti sociali in Europa.

Per quanto riguarda il Quadro finanziario pluriennale (QFP) post 2020, invece, si raccomanda la definizione di un’apposita finestra per gli investimenti sociali, includendo anche quelli per le infrastrutture.

CDP, investimenti per il sociale

Il gruppo Cassa Depositi e Prestiti - CDP, tra i promotori del report, ha sostenuto negli ultimi anni una serie di interventi che ricadono a pieno titolo nelle categorie degli strumenti della finanza per il sociale, sia lato provvista, sia lato investimenti e strumenti di debito, oltre alla recente presa in gestione dei fondi pubblici per la cooperazione allo sviluppo internazionale.

Lo scorso novembre, CDP ha collocato il suo primo “Social Bond”, primo lanciato da un emittente italiano, nonché prima emissione obbligazionaria “Social” in Europa con finalità di supporto alle PMI localizzate in regioni a minor tasso di sviluppo o colpite da eventi calamitosi. L’operazione, del valore di 500 milioni di euro permetterà di finanziare le piccole e medie imprese italiane con meno di 250 addetti, attraverso dei plafond di liquidità allocati tramite il sistema bancario.

Per quanto riguarda gli investimenti in edilizia scolastica, invece, nel periodo 2007-2016 sono stati perfezionati oltre 5.400 contratti per complessivi 2,5 miliardi di euro. I prestiti a carico dei Comuni (per un volume complessivo di 1,2 miliardi di euro) si sono concentrati nel Nord Italia (63%), mentre quelli a carico dello Stato, per complessivi 1,3 miliardi, al Sud (42%).

Con riferimento al tema della riconversione del patrimonio urbano, il gruppo CDP ha messo a punto il prodotto “Prestito Riqualificazione Periferie Urbane”, uno strumento che assicura agli enti locali, in attesa dell’effettivo incasso dei finanziamenti, la copertura finanziaria degli interventi fino al 100% del loro valore, sopperendo alle eventuali carenze di disponibilità/liquidità. 

Non mancano poi gli interventi del gruppo a sostegno delle aree colpite da eventi calamitosi e degli enti locali nei territori terremotati, tra cui:

  • il Plafond Sisma Centro Italia, con un impegno di risorse di circa 4,5 miliardi di euro, per la ricostruzione post terremoto degli anni 2016 e 2017;
  • il differimento del pagamento delle rate di ammortamento dei prestiti CDP senza oneri a carico per più di 250 enti locali, per un totale di rate sospese e differite pari a circa 320 milioni di euro.

Per sostenere lo sviluppo dell’edilizia sociale, il gruppo CDP ha inoltre attivato il Fondo Investimenti per l’Abitare (FIA), un fondo di fondi di cui è investitore di riferimento (con 1 miliardo di euro capitale, pari al 50% della dotazione finanziaria complessiva di circa 2 miliardi di euro), nonché gestore attraverso la controllata CDP Investimenti SGR.

Da circa un anno CDP sta promuovendo anche una nuova linea di attività ad elevato impatto ambientale e sociale – incentrata soprattutto sul fondo FIA2 – nei settori dello smart housing, smart working, istruzione e innovazione.

Report Boosting Investment in Social Infrastructure in Europe

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