Rome Investment Forum - Piu' riforme in UE, piu' investimenti in Italia

 

Pier Carlo Padoan - fonte: FebafDall'Unione bancaria alla governance dell'eurozona, secondo i relatori intervenuti al Rome Investment Forum 2017, l'UE ha ora l'occasione di fare riforme importanti.

Rome Investment Forum – i temi dell'edizione 2017

Unione economica e monetaria - la roadmap della Commissione UE

L'Europa si trova nel bel mezzo di una finestra di opportunità per realizzare le riforme necessarie per la competitività e la crescita. E' il messaggio che emerge dalla prima mattinata di lavoro del Rome Investment Forum, l'appuntamento promosso dalla Federazione banche assicurazioni finanza (Febaf) giunto quest'anno alla quarta edizione.

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Fare le riforme senza aspettare l'unanimità

Ci sono le condizioni per accelerare sulle riforme europee, ha detto aprendo i lavori il presidente della Febaf Luigi Abete. Almeno per i Peaesi che lo vogliono, ha sottolineato Abete, invitando ad andare avanti con quanti sono pronti a una maggiore integrazione, sfruttando il meccanismo della cooperazione rafforzata.

Le proposte della Commissione e il quadro politico nei maggiori Stati membri danno più spazio di qualche anno fa e la stabilizzazione della crescita è ormai evidente in tutti i Paesi Ue e tocca, seppure con maggiore lentezza, anche l'Italia, ha ricordato Abete.

Più riforme in UE, più investimenti Italia

Il presidente della Febaf ha chiuso il suo intervento con un invito, quello a lavorare per avere “più riforme in Ue e più investimenti in Italia”. Uno slogan rilanciato dal ministro della Coesione territoriale e del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, che ha ricordato le politiche approvate dagli ultimi due governi a sostegno degli investimenti, dai PIR al Fondo di fondi per le PMI del Mezzogiorno inserito nella legge di Bilancio 2018, e ha ribadito il sostegno dell'Italia allo sforzo riformatore della Commissione.

Due le parole chiave che secondo De Vincenti dovrebbero guidare l'azione della Ue: crescita e uguaglianza. Per questo occorre rafforzare il Piano Juncker e, nel prossimo Quadro finanziario pluriennale, la Politica di Coesione, garantendole risorse adeguate nonostante la Brexit.

Nuovi strumenti per l'Unione economica e monetaria

Prioritaria anche l'implementazione delle recenti proposte della Commissione europea per il rafforzamento dell'Unione economica e monetaria, dal Fondo monetario europeo al ministro europeo dell'Economia e delle Finanze, fino allo strumento finanziario a sostegno dell'attuazione delle riforme strutturali negli Stati membri, ha detto De Vincenti.

Il Governo condivide il pacchetto di proposte della Commissione, ha poi confermato il ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, spiegando che l'Italia ha però sviluppato una serie di ulteriori proposte per il futuro dell'Uem. Ai vari contributi già forniti in questi anni, tra cui il position paper “Una strategia europea condivisa per crescita, lavoro e stabilità”, il governo ha infatti appena aggiunto un nuovo testo che tiene conto anche delle più recenti proposte della Commissione sulla governance dell'eurozona.

Tra i maggiori limiti evidenziati da Padoan, la mancanza del tema dei beni pubblici europei nelle proposte di Bruxelles. Serve un approccio comune per immigrazione, sicurezza e difesa, così come un approccio globale agli investimenti e alla crescita, ha detto il ministro dell'Economia. E lo stesso bilancio Ue post 2020, ha aggiunto, non dovrebbe più prescindere, nei meccanismi di allocazione delle risorse, dalla questione della gestione dei beni pubblici europei.

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Un fondo europeo per l'indennità di disoccupazione

Ma non è il solo limite rilevato da Padoan. In un'Unione economica e monetaria vengono meno i meccanismi di aggiustamento, quindi gli shock che la colpiscono si fanno particolarmente acuti e il peso finisce sui mercati del lavoro, aggravando la disoccupazione, ha detto.

Un meccanismo di stabilizzazione, dal punto di vista del Governo, potrebbe essere quindi un'assicurazione anticiclica sulla disoccupazione, cioè quell'European Unemployment Benefit Schem (EUBS) già proposto nell’Ecofin informale organizzato dalla Presidenza italiana di turno dell’Unione europea nel 2014.

Nel corso del suo intervento Padoan ha anche confermato l'adesione alla proposta di un Fondo monetario europeo, che potrebbe essere mobilitato per più funzioni rispetto al Meccanismo europeo di stabilità e permetterebbe all'UE di agire da sola in caso di crisi.

Completare l'Unione bancaria, ma attenzione a tempi e modi

Il progetto di completamento dell'Unione bancaria è giustamente una priorità, ha poi detto Padoan, a condizione che non lo si usi come scusa per non fare altro. Limitarsi all'Unione bancaria non aiuterebbe a recuperare l'entusiasmo dei cittadini, occorre investire il capitale politico dell'Ue in altri temi, ha sottolineato il ministro.

Piena adesione anche agli sforzi per ridurre il rischio nel sistema bancario, purchè si lavori in parallelo su risk reduction e risk sharing, costruendo strumenti comuni e abbandonando l'idea che gli aggiustamenti per la riduzione del rischio possano essere resi piu efficienti da vincoli e meccanismi esogeni e invasivi. Sarebbero controproducenti e aumenterebbero i pericoli, ha chiarito.

Una preoccupazione condivisa anche dal direttore generale dell'Associazione delle banche italiane (ABI) Giovanni Sabatini, che parlando dell'implementazione del terzo pilastro dell'Unione bancaria, quello relativo allo schema europeo di garanzia dei depositi che dovrebbe ridurre il circolo vizioso tra rischio sovrano e banche, ha ribadito che riduzione e condivisione del rischio dovrebbero viaggiare insieme.

La velocità del processo di riduzione del rischio della banche dovrebbe essere ancorata al ritmo della crescita, ha proseguito Sabatini, per evitare che le nuove regole impattino sulla disponibilità di credito bancario per le imprese, danneggiando la ripresa economica.

A fargli eco il presidente della Commissione per i problemi economici e monetari al Parlamento europeo Roberto Gualtieri, secondo cui “il punto non è quanto riduciamo o condividiamo il rischio, ma come lo facciamo”, senza compromettere la crescita economica e la stabilità finanziaria.

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Aumentare le risorse nel QFP post 2020

In generale, secondo Gualtieri, siamo in un momento propizio per affrontare questa discussione: l'Ue non dispone di strumenti sufficienti per la crescita, la convergenza, l'inclusione sociale e il supporto agli investimenti, ma ha ora l'opportunità di dotarsene, perchè il pacchetto di proposte dell'Esecutivo Ue è una buona base di partenza, tra l'altro ben completata dal position paper italiano.

Una questione resta cruciale, ha però chiarito l'eurodeputato. Occorre aumentare il budget UE con il QFP post 2020: nuove funzioni – ha avvertito - richiedono nuove risorse.

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