Dissesto - 13 miliardi disponibili ma resta il nodo progettazione

 

Dissesto idrogeologicoItalia Sicura ha presentato il piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio.

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Per la prima volta è possibile dare numeri precisi sulle risorse necessarie a contrastare il dissesto idrogeologico nel nostro Paese. Sono circa 29 miliardi di euro, per oltre 11mila interventi. Di questi sono poco più di mille quelli con lavori in corso. Mentre le risorse da spendere, già stanziate ammontano a poco meno di 13 miliardi di euro. Resta, insomma, un grande nodo legato alla progettazione: la gran parte delle opere da realizzare, infatti, è ferma tra lo studio di fattibilità e il progetto preliminare.

Le norme approvate in questi anni

L’Unità di missione ha fatto il punto, insieme al ministero dell’Ambiente, sul lavoro di questi anni. Il potenziamento dell’impegno sul dissesto, infatti, è passato da molte misure, come la nomina dei venti presidenti di Regione come commissari straordinari del Governo per il contrasto al dissesto. O come l’unificazione in un unico luogo, la Banca dati unitaria dell’Agenzia per la coesione territoriale, dei 14 monitoraggi preesistenti, con gli stati di avanzamento dei progetti sulla piattaforma Rendis dell’Ispra. Senza dimenticare la “norma Bisagno”, che ha consentito di sbloccare i ricorsi che tevevano fermi i cantieri.

Il fabbisogno complessivo

Dalle analisi di questi anni, allora, deriva che il fabbisogno complessivo delle opere è pari a 29 miliardi di euro circa: un lungo elenco di 11.108 cantieri di cui 1.340 con lavori in corso. Una gran parte di risorse risulta già programmata, tra fondi europei, nazionali e regionali: sono circa 12,9 miliardi. Andranno, quindi, spesi nei prossimi anni.

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Le risorse disponibili

Per arrivare a mettere insieme queste risorse bisogna contare 2,2 miliardi recuperati da vecchie programmazioni, 1,8 miliardi di opere per la manutenzione montana, 1,3 miliardi di fondi Por, 1,3 miliardi dai patti per il Sud, 100 milioni di fondi ministeriali, il fondo progettazione, il piano città metropolitane e le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. A questo, poi, vanno sommate le risorse regionali.

Il nodo della progettazione

Rispetto ai fabbisogni, però, resta forte il problema della progettazione. Tra le opere in lista di attesa, infatti, ci sono 2.248 interventi fermi allo studio di fattibilità, per un importo di 8,3 miliardi di euro, e altri 4.577 progetti fermo al preliminare, per un importo di 12,1 miliardi di euro. Su questi, almeno per ora, il fondo progettazione non è riuscito a incidere: il ministero dell’Ambiente sta ancora individuando i progetti da finanziare.

D'Angelis: pianificazione non di emergenza

“Per la prima volta l’Italia ha un Piano nazionale per la riduzione del rischio frane e alluvioni. E’ per la prima volta abbiamo una pianificazione non in emergenza ma ordinata e ordinaria di opere e interventi necessari e non rinviabili, e un piano finanziario con risorse vere e un monitoraggio che permette a qualsiasi cittadino di visitare i cantieri”, ha spiegato il capo dell’Unità di missione, Erasmo D’Angelis.

Cambio di paradigma

“Il piano per la messa in sicurezza del Paese - ha concluso il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti - non è solo un grande impegno di risorse, ma un cambio di paradigma sull'aspetto decisivo della governance. Abbiamo individuato le priorità di intervento e agito su modalità di spesa. Oggi i presidenti sono commissari straordinari al dissesto e in trenta giorni sono in grado di dare tutte le autorizzazioni”. 

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