Piano Juncker - su ruolo CDP arrivano i dubbi dei tecnici del Senato

 

 Il meccanismo creato dalla manovra potrebbe aumentare il debito pubblico

© European Union, 2015

Arriva il fondo di garanzia statale per coprire le spalle a Cassa Depositi e Prestiti nell’ambito del piano Juncker. La formulazione definitiva della legge di Stabilità attribuisce alla spa del risparmio postale il delicato compito di istituto nazionale di promozione del Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI). In questo modo, l’Italia dovrebbe mettere sul piatto circa 8 miliardi di euro a sostegno del nuovo plafond della Commissione. Ma lo farà anche grazie alla garanzia pubblica: lo Stato, a sua volta, coprirà gli impegni di CDP con 200 milioni di euro nel 2016. Un impegno sul quale avanzano i dubbi dei tecnici di Palazzo Madama. Anche perché il meccanismo inserito nella manovra rischia di appesantire il fardello del debito pubblico.

Cosa dice la manovra

L’articolo 41 della legge di Stabilità, in sostanza, avvia le operazioni del piano Juncker nel nostro paese. Cassa Depositi e Prestiti sarà l’istituto nazionale di promozione dell’iniziativa e avrà il compito di realizzare gli obiettivi dell’EFSI “mediante il finanziamento di piattaforme di investimento e di singoli progetti”, nel rispetto delle norme europee sugli aiuti di Stato. L’ipotesi è riuscire a impegnare circa otto miliardi di euro.

Arriva la garanzia dello Stato

Tutte cose in qualche modo già note. La novità portata dalla legge di Stabilità nella sua formulazione definitiva riguarda la garanzia dello Stato. Le operazioni finanziarie delle piattaforme di investimento gestite da CDP, infatti, potranno essere assistite da una garanzia pubblica, “onerosa, a prima richiesta, esplicita, incondizionata, irrevocabile”. In altre parole, lo Stato stende una rete di emergenza per tutelare lo sviluppo dell’EFSI in Italia.

La dotazione prevista

Per fare questo viene prevista una dotazione iniziale di 200 milioni di euro per il 2016, che andrà a finanziare un apposito fondo costituito presso il Ministero dell’Economia. Questa dotazione potrà essere incrementata “mediante versamento di contributi da parte di amministrazioni statali ed enti territoriali”, in momenti successivi.

Le critiche dei Servizi del Senato

Per i Servizi tecnici del Senato, però, i conti dell’operazione non tornano. Anzitutto, non si capisce perché venga quantificata una dotazione di 200 milioni di euro di garanzie. “Andrebbero fornite maggiori informazioni” sui dati che hanno portato a calcolare questo ammontare che, per adesso, non ha appigli concreti.

Cosa accade dopo il 2016

Ma c’è anche altro. La garanzia dello Stato è prevista per il solo 2016, quando è noto che il fondo EFSI ha portata pluriennale. Anche sul punto, allora, il Governo dovrebbe spiegare cosa intende fare per gli altri anni di competenza del piano Juncker, il 2017 e il 2018. Inoltre, la manovra impegna solo formalmente le cifre ma non prevede effetti finanziari sui conti pubblici. Anche questa è un’operazione che lascia qualche dubbio e sulla quale servirebbero chiarimenti ulteriori.

Possibili problemi di cassa

Infine, una questione tecnica che, però, potrebbe portare impatti sul debito pubblico. Le risorse della Cassa Depositi e Prestiti sono depositate presso la Tesoreria centrale: in questo modo coprono il fabbisogno di cassa del settore statale. Qualsiasi provvedimento che destini questo denaro altrove andrà compensato per risolvere possibili problemi di disponibilità di cassa. Nella pratica, allora, potrebbe essere necessario fare ricorso a un incremento di emissioni di debito pubblico per riequilibrare i prelievi che serviranno per il piano Juncker.

Link
Piano Juncker - Efsi, 28 accordi di investimento da inizio 2015

Per leggere il contenuto prego
o