Private Equity: segnali di cautela dopo il boom

 
BanconoteLuci e ombre sul Private Equity. A fronte dell’ottima performance del 2008, le nuove operazioni del 2009 risultano pari a 13, in calo rispetto alle 24 operazioni del trimestre precedente. Anche le risorse raccolte nel corso del 2008 sono diminuite rispetto all’anno precedente, attestandosi a quota 2.267 milioni di Euro, in calo del 25% rispetto alla cifra record del 2007.

Passando alle buone nuove, invece, sono stati oltre 5,4 i miliardi di euro investiti nel corso del 2008 dagli operatori di private equity e venture capital attivi in Italia, una cifra record che segna un incremento del 30% rispetto all’anno precedente. In aumento anche il numero di operazioni, pari a 372 (+23%), distribuite su un totale di 284 imprese.

A tracciare il nuovo scenario del mercato italiano del capitale di rischio è una ricerca condotta da AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital), in occasione del suo convegno annuale, a Milano.

Come in passato, sono state le acquisizioni di maggioranza (buy out) ad attrarre la maggior parte delle risorse investite (2.869 milioni di Euro), nonostante un calo del 13% rispetto al 2007. Per la prima volta, al secondo posto, con 1.636 milioni di Euro, troviamo gli interventi di replacement (acquisizioni di quote di minoranza), trainati da due operazioni di dimensioni elevate. In aumento anche le risorse destinate a finanziare programmi di crescita di imprese esistenti (expansion) e, soprattutto, al segmento degli start up, cresciuto del 75% in valore rispetto allo scorso anno (115 milioni di Euro). Per quanto riguarda il numero di investimenti, invece, ancora una volta prevalgono le operazioni di expansion, aumentate del 28% rispetto al 2007, seguite dai buy out che, con 113 investimenti (in crescita del 30%), tornano a superare gli start up, il cui numero si è mantenuto costante. 

Il mercato italiano nel 2008 è andato in controtendenza rispetto agli altri paesi europei che avevano già sofferto pesantemente del primo credit crunch iniziato nell’agosto 2007 e che ha causato evidentemente notevoli problemi sul fronte del finanziamento degli investimenti. Le aspettative per il 1° semestre 2009, comunque, non sono.

Anche per il 2008 si conferma la concentrazione del private equity italiano sulle Pmi. Considerando i dati relativi al numero di dipendenti delle aziende target, emerge che il 71% degli investimenti effettuati nel corso del 2008 ha riguardato imprese con meno di 250 dipendenti. Risultati analoghi si ottengono analizzando il fatturato delle imprese oggetto di investimento, con il 67% delle operazioni concentrato su aziende aventi fatturato inferiore ai 50 milioni di Euro. Per quanto riguarda la distribuzione settoriale delle società oggetto di investimento, le imprese operanti nel comparto dei prodotti e servizi per l’industria si confermano anche nel 2008 il principale target d’investimento in termini di numero di operazioni (15% del totale). Da segnalare, inoltre, la crescita degli investimenti riguardanti il settore manifatturiero, dei beni di consumo e dall’automotive. In termini di ammontare, invece, la maggior parte delle risorse sono affluite verso i settori media & entertainment, prodotti e servizi industriali e manifatturiero, grazie anche ad operazioni di grandi dimensioni. Infine, va sottolineato l’incremento, in termini sia di numero che di ammontare, delle operazioni riguardanti i settori dei servizi finanziari e dell’energia & utilities, in linea con le tendenze internazionali.

Come prevedibile nell’attuale contesto di crisi finanziaria globale, le risorse raccolte nel corso del 2008 sono diminuite rispetto all’anno precedente, attestandosi a quota 2.267 milioni di Euro, in calo del 25% rispetto alla cifra record del 2007.

Considerando i soli capitali affluiti verso operatori indipendenti aventi focus specifico sull’Italia (1.750 milioni di Euro, pari al 77% del totale), la quota di origine domestica ha raggiunto l’82% (1.436 milioni di Euro), tornando a superare la percentuale di derivazione estera, che lo scorso anno era pari a più del 50%. E’ da segnalare l’aumento delle sottoscrizioni provenienti da Gruppi industriali (23% del totale raccolto) e Investitori individuali (22%), che in passato avevano fatto registrare valori notevolmente inferiori.

Anche l’attività di disinvestimento è stata condizionata dalle turbolenze dei mercati finanziari e l’ammontare disinvestito, calcolato al costo di acquisto (con esclusione, quindi, dei capital gain), è stato pari a 1.185 milioni di Euro, registrando una diminuzione del 55% rispetto al 2007. Il numero dei disinvestimenti, invece, è calato del 13%, passando da 207 a 181. Per quanto concerne la modalità di cessione delle partecipazioni, la vendita a partner industriali continua a rappresentare il primo canale di disinvestimento, sia in termini di numero (43% delle operazioni), che di ammontare (39% del valore complessivo), nonostante in quest’ultimo caso si osservi un calo del 57% rispetto al 2007. La vendita ad altri investitori finanziari si pone al secondo posto in termini di ammontare disinvestito (38% del totale), mentre con riferimento al numero di operazioni va segnalata la significativa crescita delle svalutazioni, totali o parziali, delle partecipazioni in portafoglio (write off), che nel 2008 hanno rappresentato il 20% del totale. Quasi azzerato, infine, il ricorso al canale borsistico, che, in linea con l’attuale situazione avversa dei mercati, ha fatto rilevare una diminuzione, rispetto all’anno precedente, del 63% in termini di numero e del 94% in ammontare.

Al 31 dicembre 2008, il portafoglio complessivo degli investitori attivi in Italia risultava composto da 1.182 aziende, per un controvalore delle partecipazioni detenute, valutato al costo di acquisto, superiore a 16,8 miliardi di Euro.

“Nonostante la crisi che colpisce i mercati finanziari di tutto il mondo – ha commentato Giampio Bracchi, presidente AIFI – il 2008 si conferma complessivamente un anno ancora positivo per gli investimenti di private equity e venture capital in Italia. La concentrazione sulla media impresa, insieme all’ottica di lungo periodo e anticiclica che caratterizza questo settore, sta facendo in modo che gli effetti della crisi siano ancora contenuti. Inoltre – ha continuato Bracchi – segnali positivi provengono dal mercato dell’early stage, dove una rinvigorita attività può aiutare la ripresa dell’economia, anche grazie alla ricerca e selezione dei campioni di domani”.
(a cura di Alessandra Flora)
Fonte: AIFI

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