UE: 1,3 miliardi di euro per il progetto di ricerca nucleare ITER

 

Nucleare - foto di EnricopediaConsiglio, Parlamento e Commissione europea hanno raggiunto un accordo per garantire nei prossimi due anni il finanziamento del progetto ITER (International thermonuclear experimental reactor), il programma sperimentale per lo sfruttamento della fusione nucleare come nuova fonte di energia. L'accordo, che dovrà essere approvato il 13 dicembre 2011, prevede lo stanziamento di 1,3 miliardi di euro.

ITER nasce nel 1988 con la firma dell'accordo di partecipazione della Comunità europea dell'energia atomica alle attività di progettazione di un reattore sperimentale termonucleare internazionale (ITER). Il progetto, finanziato dall'UE, dagli Stati Uniti, dalla Russia, dall'India, dalla Repubblica di Corea e dalla Cina, costituisce una nuova fase della ricerca sulla fusione nucleare, volta a dimostrare la sua possibilità di sfruttamento come fonte energetica.

Nel meeting di Mosca del 2005 i partecipanti stabilirono il sito di sperimentazione del progetto nel sud della Francia (Cadarache), dove nel 2007 sono stati avviati i lavori preparatori.

La strada per la realizzazione della piattaforma ITER è solo agli albori; la roadmap del progetto, infatti, prevede la conclusione dei lavori nel 2019, con l'investimento di circa 12,8 miliardi euro nei prossimi dieci anni.

Con l'accordo raggiunto lo scorso 1° dicembre sono stati stanziati:

  • 100 milioni di euro già inclusi nel bilancio 2012 dell'UE,
  • 360 milioni di euro previsti nel bilancio 2013 dell'UE;
  • 840 milioni di euro provenienti dai maggiori finanziamenti per la competitività, per la crescita ed il lavoro (650 milioni di euro nel 2012 e 109 milioni di euro nel 2013).

Con questa proposta di stanziamento, ha dichiarato il commissario europeo al Bilancio, Janusz Lewandowski, "penso che i bisogni finanziari supplementari dell'ITER siano coperti" e l'UE potrà preservare la propria credibilità di fronte ai suoi partner internazionali impegnati nel progetto.

L'accordo dovrà ora essere varato dal Parlamento nel corso della prossima sessione plenaria.

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