Cabina di regia: l’Italia al lavoro per attrarre investimenti esteri

 

Cabina di regia per l’internazionalizzazione - Sessione straordinaria per l’attrazione investimenti esteriCustomer care per gli investitori, reshoring, ZES, riforma della giustizia e contratti di sviluppo. Ecco alcuni dei punti della politica sugli investimenti esteri discussi il 20 aprile in Cabina di regia per l'internazionalizzazione. Un lungo elenco (forse troppo), che il ministro Giorgetti invita a trattare per priorità.

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Alla presenza di 10 ministri, diversi sottosegretari e numerosi rappresentanti di istituzioni nazionali, come ICE, Invitalia e CDP, la Cabina di regia per l’internazionalizzazione ha discusso il tema dell'attrazione degli investimenti esteri in Italia.

Una politica, quella dei foreign direct investments (FDI), su cui il nostro Paese sconta uno storico ritardo di governance rispetto ad molti altri paesi. La creazione del Comitato per l’Attrazione degli Investimenti Esteri, (CAIE), ad esempio, risale al 2014. E più recente ancora è la riorganizzazione delle competenze tra il MISE e MAECI, e tra le relative agenzie Invitalia e ICE. 

Certo quanto finora fatto ha portato sicuramente a una semplificazione della gestione delle misure e delle attività. Un dato positivo che si inserisce anche nel trend ventennale di crescita degli stock esteri di capitali nel nostro Paese, tanto che oggi l’Italia è uno dei primi 20 Paesi al mondo su questo fronte. Ma come ha ricordato il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti in apertura “possiamo e dobbiamo sicuramente crescere in questa classifica, visto che il peso dei capitali esteri sul PIL oscilla in Italia fra il 20% e il 25%, ben inferiore alla Francia (30%) e soprattutto alla Spagna (46%)”.

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Per aumentare gli investimenti esteri in Italia bisogna individuare le priorità

Ma di cosa parliamo, quando parliamo di “politica per l'attrazione degli investimenti esteri”? La riposta è: di tutto, o quasi. I fattori che infatti rendono attraente un paese per gli investitori esteri sono molteplici e molto diversi tra loro. Si va dai tempi della giustizia, alle infrastrutture (materiali e immateriali), dagli incentivi, al lavoro (sia come capitale umano, sia come costi). Per non parlare dell'ecosistema della ricerca e dell’innovazione, o dei settori già sviluppati e in cui c’è margine su cui investire.

Se poi si guarda al tema dal punto di vista degli obiettivi di crescita che un Paese vuole raggiungere con gli FDI, il quadro si amplia ulteriormente. “Vogliamo investimenti produttivi o ci interessa piuttosto fare cassa e vendere immobili dell’Erario? Sviluppare investimenti o puntare sul greenfield? Assistere le imprese in difficoltà o trovare co-investitori per progetti in crescita?”, sintetizza Giorgetti.

Per questo il titolare del MISE - che assieme al ministro degli Affari esteri co-presiede la Cabina di regia - invita a individuare le priorità e a fare delle scelte. “L’attuale elenco di offerte di opportunità d’investimento in Italia è di oltre 1.500 pagine, un compendio di proposte variegate in termini di settori (dalla ricerca avanzata alla vendita immobiliare), di valore (dalle PMI alle grandi imprese), di aree geografiche e di modalità d’investimento (capitale, M&A, Joint Venture). Tutto molto interessante, ma l’ABC del primo anno di marketing in economia insegna che un’offerta troppo vaga e eterogenea ha scarse probabilità di successo”, ha spiegato Giorgetti. Per questo, secondo il numero uno del MISE, è importante “investire il CAIE di un ruolo realmente decisionale nell’identificare la strategia italiana sugli investimenti esteri in termini di settori, di territori e di tecnologie e, sulla base di queste premesse, selezionare i progetti prioritari da sottoporre ai potenziali investitori esteri. Forse in questo modo andremmo a ridurre di almeno il 50% l’attuale offerta complessiva, senza tuttavia subire contraccolpi perché più appetibile”.

La strategia della politica per l’attrazione degli investimenti esteri

Scorrendo le pagine del documento rilasciato dopo la riunione, emergono i punti della strategia per attrarre investimenti esteri, che si dipana in un percorso di medio termine incentrato nei seguenti ambiti: 

  • La valorizzazione dell’offerta settoriale di investimento, con un posizionamento in comparti e funzioni ad alto potenziale; 
  • Lo scouting di investitori attraverso la rete diplomatica e i desk ICE all’estero;
  • La semplificazione normativa, regolamentare e procedurale, adottando misure mirate sugli aspetti più critici che incidono sugli investimenti, inclusa la riforma della giustizia;
  • La valorizzazione delle opportunità di investimento, attraverso il coinvolgimento di competenze e strutture sul territorio;
  • La comunicazione - non solo presso la comunità degli investitori all’estero - ma anche nella percezione nazionale, per diffondere la consapevolezza del valore aggiunto che gli IDE apportano nei sistemi produttivi locali;
  • La governance, per rendere più efficace la collaborazione tra amministrazioni ed enti centrali e le strutture regionali e locali.

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Le attività prioritarie in materia di FDI

In virtù delle indicazioni strategiche, sono state quindi  identificate le iniziative prioritarie in una serie di ambiti. La prima è anzitutto il rafforzamento dell’offerta nazionale di investimento da comunicare agli investitori esteri. In questo caso si va dai comparti tipici del Made in Italy (inclusi i settori tecnologici come l'aerospazio), alla transizione energetica, la valorizzazione degli asset pubblici (come il real estate e la logistica), l’offerta localizzativa (con la sistematizzazione ad esempio delle aree dismesse a disposizione di potenziali investitori). 

In secondo luogo si continuerà a lavorare per potenziare la rete estera dell’ICE dedicata agli FDI, così come sul fronte dello scouting di investitori esteri in Italia, con un’attenzione particolare alla retention. Un numero considerevole dei nuovi investimenti origina infatti dall’espansione di attività di multinazionali già presenti in Italia. Questo, unito al fenomeno del reshoring, fa sì che esista una grande prateria di investimenti che possono essere incentivati più facilmente di un green field, partendo da situazioni (la multinazionale già operativa) o dinamiche (il reshoring in corso) già presenti.

Verrà inoltre realizzato un Piano di attività promozionali FDI sui mercati esteri e settori target, così come si proseguirà con la semplificazione normativa e regolamentare per il miglioramento del clima di investimenti in Italia.

Largo poi al rafforzamento degli incentivi per l’attrazione di nuovi investimenti esteri con:

  • La creazione ad esempio di un abstract in doppia lingua (italiano e inglese) sulle condizioni agevolative esistenti; 
  • Il potenziamento dei Contratti di Sviluppo tramite una semplificazione delle procedure istruttorie - evitando le duplicazioni di verifiche e incrementando quelle ex post rispetto a quelle ex ante - e di verifica della cantierabilità dell’iniziativa, il potenziamento del “fast-track”; la previsione di un'adeguata dotazione di risorse, eventualmente riservando un apposito stanziamento ai settori strategici (come le scienze della vita, le biotecnologie, l’energia e la mobilità sostenibile, la logistica, l’industria automobilistica e aerospaziale, l’agroalimentare, l’immobiliare e il manifatturiero di nuova generazione).

E infine l'aumento della qualità del customer care degli investitori, agendo anche sulla recente possibilità per il CAIE di “assegnare” un tutor ad hoc per gli investitori esteri, sottraendoli al rischio, spesso evidenziato dagli stessi operatori, di dispersione derivante dalla molteplicità di interlocutori a vari livelli.

ZES e decontribuzione sul lavoro per attrarre gli FDI al Sud

Tra le iniziative prioritarie da attuare figura, infine, anche un pacchetto localizzativo per le Zone Economiche Speciali (ZES). 

Misura particolarmente cara alla ministra per il Sud e la Coesione, Mara Carfagna, che infatti durante la Cabina di regia ha annunciato una serie di misure per dare maggiore attrattività agli investimenti esteri nel Mezzogiorno

Oltre alla proroga della decontribuzione del 30% dei contratti di lavoro (“in vigore per il 2021 e che si sta provando ad estendere fino al 2029”), è in arrivo infatti anche una riforma della governance delle ZES e un accordo di partenariato strutturale con la Farnesina per diffondere il più possibile tra gli investitori internazionali le opportunità e le agevolazioni di cui potranno godere gli operatori economici esteri nelle ZES italiane.

Consulta il documento della Cabina di regia internazionalizzazione del 20 aprile 2021

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