Legge delegazione europea in Gazzetta: l'Italia si adegua a direttiva pratiche commerciali scorrette

 

Filiera agroalimentare - Photo credit: Foto di Alexas_Fotos da Pixabay L'articolo 7 della legge di delegazione europea 2019-2020, che entrerà in vigore l'8 maggio, contiene i criteri per l'applicazione sul territorio nazionale della direttiva UE contro le pratiche sleali nella filiera agroalimentare.

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Con il via libera definitivo di Palazzo Madama e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge n. 53-2021 il percorso avviato nel 2016 dalla Commissione europea per rendere più equa la filiera agrifood si avvicina alla conclusione. Il testo della legge di delegazione europea 2019-2020 contiene infatti la delega al Governo per adeguare l'ordinamento nazionale alle misure previste dalla direttiva UE 2019/633 sulle pratiche commerciali scorrette nella filiera agricola e alimentare.

Cosa prevede la direttiva UE contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare

La Commissione europea è impegnata da diversi anni in azioni dirette a rendere la filiera alimentare più equa ed equilibrata e a difendere gli agricoltori e i piccoli produttori che non dispongono di un potere contrattuale sufficiente a contrastare le prassi scorrette.

Nel 2016 l'Esecutivo UE ha istituito la task force sui mercati agricoli (AMTF) per valutare il ruolo degli agricoltori nella più ampia catena di approvvigionamento alimentare e formulare raccomandazioni su come rafforzarlo, cui ha fatto seguito due anni dopo la proposta di direttiva contro le pratiche commerciali sleali nella catena di approvvigionamento alimentare, approvata da Parlamento UE e Consiglio nell'aprile 2019.

In base alle nuove norme, sono vietate pratiche quali i ritardi nei pagamenti per prodotti alimentari deperibili, gli annullamenti di ordini con breve preavviso, le modifiche unilaterali ai contratti, il rifiuto di sottoscrivere un contratto scritto, la restituzione di prodotti invenduti o sprecati e il pagamento da parte dei produttori di importi a copertura dei costi di commercializzazione sostenuti dall'acquirente.

Gli Stati membri hanno due anni di tempo dall'adozione della direttiva per recepirla nei rispetti ordinamenti nazionali e designare un'autorità che ne garantisca il rispetto, con poteri di indagine e di sanzione.

In vista di questa scadenza, a settembre la Commissione europea ha lanciato una survey per registrare il contesto di partenza in cui saranno applicate le nuove norme attraverso i commenti degli agricoltori e delle imprese che operano come fornitori nella catena di approvvigionamento alimentare. Una fotografia che permetterà di confrontare la situazione attuale con quella determinata dall'applicazione della nuova normativa e verificare se l'UE sta sperimentando progressi in questo campo.

All'indagine, rivolta ad agricoltori e piccole imprese impegnati nelle attività di produzione, trasformazione, commercio e vendita all'ingrosso di prodotti agroalimentari, e aperta fino al 31 gennaio 2021, seguiranno indagini annuali che consentiranno alla Commissione di valutare l'efficacia delle misure adottate dagli Stati membri in relazione alla direttiva e l'evoluzione dei risultati nel tempo.

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Il recepimento della direttiva 2019/633 nella legge di delegazione europea 2019-20

Attraverso la legge di delegazione europea 2019-2020, il Parlamento ha fissato i princìpi e i criteri direttivi a cui il Governo dovrà attenersi nel riportare nell'ordinamento italiano i contenuti della direttiva UE in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese dell'agrifood.

L'attuale normativa sulla commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari dovrà essere rivista per rafforzare la tutela degli operatori della filiera e prevedendo in particolare:

  • che la nuova disciplina si applichi a tutte le cessioni di prodotti agricoli e agroalimentari indipendentemente dal fatturato aziendale;
  • il coordinamento con la normativa vigente in materia di termini di pagamento del corrispettivo con le previsioni relative alla fatturazione elettronica;
  • che i contratti di cessione dei prodotti agricoli e alimentari siano stipulati obbligatoriamente in forma scritta e - secondo un’integrazione approvata dal Senato e confermata dalla Camera - prima della consegna, ad eccezione di quelli conclusi con il consumatore e delle cessioni con contestuale consegna e pagamento del prezzo pattuito;
  • il divieto di vendita dei prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso, nonché di vendita di prodotti agricoli e alimentari realizzata ad un livello tale che determini condizioni contrattuali eccessivamente gravose, compresa quella di vendere a prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione, definendo in modo puntuale condizioni e ambiti di applicazione, nonché i limiti di utilizzabilità del commercio elettronico;
  • l’anonimato delle denunce relative alle pratiche sleali, che possono provenire da singoli operatori, da singole imprese o da associazioni e organismi di rappresentanza delle imprese della filiera agroalimentare;
  • la possibilità di ricorrere a meccanismi di mediazione o di risoluzione alternativa delle controversie tra le parti;
  • l'introduzione di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, entro il limite massimo del 10% del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio precedente all’accertamento;
  • un ruolo più forte delle organizzazioni di rappresentanza nella presentazione delle denunce.

In base alla delega approvata dal Parlamento, dal recepimento della direttiva dovrebbe inoltre discendere la revisione del regolamento sulle vendite sotto-costo, al fine di consentire che per i prodotti alimentari freschi e deperibili questa pratica sia ammessa solo nel caso in cui si registri del prodotto invenduto a rischio di deperibilità o nel caso di operazioni commerciali programmate e concordate con il fornitore in forma scritta, salvo comunque il divieto di imporre unilateralmente al fornitore, in modo diretto o indiretto, la perdita o il costo della vendita sottocosto. In generale, secondo il Parlamento, un prezzo inferiore del 15% rispetto ai costi medi di produzione risultanti dall’elaborazione ISMEA dovrebbe essere considerato quale parametro di controllo per la sussistenza della pratica commerciale sleale.

A vigilare sull'applicazione delle norme e dei divieti stabiliti dalla direttiva UE sarà l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), anche avvalendosi dell’Arma dei carabinieri, e in particolare del Comando per la tutela agroalimentare, oltre che della Guardia di finanza.

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Consulta il testo della legge n. 53-2021 - Legge di delegazione europea 2019-2020 in Gazzetta ufficiale

Photo credit: Foto di Alexas_Fotos da Pixabay 

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