Febaf e MIB Trieste: riforme e investimenti sono il primo vaccino anti-Covid

 

Febaf e MIB Trieste: riforme e vaccino anti-CovidMaggiore integrazione in UE, riforme, sostenibilità, innovazione. Sono questi i quattro pilasti per superare la crisi e rilanciare l’economia nell’Europa del sud-est. A questo processo, che richiederà adeguati investimenti, il mondo italiano delle imprese e della finanza può dare un grande contributo.

Tutte le misure del dl rilancio

Le quattro condizioni necessarie per la ripresa, identificato come "vaccino" anti-Covid, sono il risultato emerso dalla quinta edizione del Trieste - Eastern Europe Investment Forum, organizzato dalla FeBAF (Federazione Banche Assicurazioni e Finanza) insieme al MIB Trieste School of Management e tenutosi su piattaforma digitale, con 30 speaker e oltre 200 partecipanti collegati.

Il Forum è stato realizzato col contributo di Allianz, Generali Investments e Afme; media partner, Il Piccolo di Trieste. Tra gli speaker intervenuti, dopo i saluti di Vladimir Nanut (Dean, MIB Trieste School of Management) e Paolo Garonna (Segretario Generale di FeBAF), il presidente di Assicurazioni Generali, Gabriele Galateri di GenolaRoberto Antonione (Central European Initiative), Enzo Quattrociocche (EBRD), Rick Watson (AFME); Anna Gervasoni (AIFI), Dario Focarelli (Ania); Pierfrancesco Gaggi (Abi), Michele Morganti (Generali Investments); Luciano Cirinà (Austria, CEE & Russia, Generali); Federica Seganti (MIB Trieste e Presidente Friulia), Franco Del Neri (Febaf) e diversi relatori provenienti dalle business community dei dodici paesi dell’area.

Febaf e MIB Trieste: la formula del vaccino anti-Covid

I paesi dei Balcani e del sud est europeo non sono stati tra i più colpiti dal virus, hanno reagito sin qui con sorprendente resilienza che andrà però sostenuta e rilanciata.

Sarà pertanto opportuno rafforzare i programmi di cooperazione e accelerare le riforme per l’adesione dei Paesi candidati. Montenegro, Serbia e ora anche la Macedonia del Nord e Albania sono candidati ufficiali e si sono avviati i negoziati. La Bosnia-Erzegovina e il Kosovo sono ancora candidati potenziali. Anche i governi locali non hanno sempre corrisposto alle attese di riforma per accelerare i processi di convergenza. Maggiore integrazione in Europa e riforme sono due facce della stessa medaglia.

La sostenibilità è la terza condizione di questo processo di rilancio e dovrà caratterizzare gli investimenti anche in queste regioni. Il futuro post-Covid di questa area dovrà essere più verde e più resiliente. 

Il quarto punto riguarda la spinta verso l’innovazione che l’Unione Europea ha messo in cima alla sua agenda e che potrà permeare anche le economie di queste regioni. Saranno necessari cospicui investimenti in infrastrutture, produttività e tecnologie, e si apriranno spazi per il nostro settore produttivo e finanziario.

Alla realizzazione di queste condizioni le imprese e il settore finanziario italiano, a cominciare da banche e assicurazioni, potranno dare un contributo essenziale. Dal punto di vista commerciale, l'Italia è il secondo partner UE dietro la Germania nei Balcani occidentali, con una quota del 15,1%, quindi non è un obiettivo irrealistico arrivare al primo nei prossimi anni.

Spazi di crescita sono evidenti anche nel sostegno all’economia reale di queste regioni. Come dimostrano i numeri dello studio sugli investimenti nell’Europa centro orientale presentati al Forum, la maggior parte di queste economie sono caratterizzate da settori bancari differenziati e in evoluzione, da un notevole e diffuso livello di sottoassicurazione e da mercati dei capitali ancora poco sviluppati. Tutti elementi che, combinati alla presenza di molte imprese italiane in loco, rafforzano le prospettive delle banche, assicurazioni, fondi, imprese finanziarie che già operano in quelle aree o intendono farlo.

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