Politica Coesione - via libera a Strategia valorizzazione beni confiscati

 

Beni confiscatiParere positivo delle Regioni sulla Strategia nazionale per la valorizzazione del patrimonio confiscato alla criminalità. Con qualche raccomandazione in vista del passaggio al CIPE per migliorare l'impatto dei progetti finanziati dalla Politica di Coesione.

Finanziamenti per recupero imprese e beni confiscati alla criminalita'

Ok delle Regioni alla Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata attraverso le Politiche di Coesione, ma con alcune raccomandazioni al Governo per fare in modo che, oltre al numero di beni riassegnati, aumenti anche l'impatto sui territori dei progetti finanziati dai fondi UE.

La Strategia nazionale per i beni confiscati

I Documenti di economia e finanza del 2015 e del 2016 hanno previsto l’adozione di una Strategia nazionale finalizzata alla transizione verso la legalità delle aziende e dei beni confiscati alla criminalità.

Questo impegno è stato rilanciato dalla legge di Bilancio 2017, che ha previsto l’adozione di una Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni e delle aziende confiscati alla criminalità organizzata e ha stabilito, per il 2019, l'incremento di 10 milioni di euro della precedente autorizzazione di spesa (10 milioni di euro nella legge di Stabilità 2016), di cui:

  • 3 milioni di euro in un'apposita sezione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, per la concessione di garanzie per operazioni finanziarie erogate in favore di imprese, di qualunque dimensione, sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata, o di imprese che rilevano i complessi aziendali di quelle sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata,
  • 7 milioni di euro in un'apposita sezione del Fondo per la crescita sostenibile per l'erogazione di finanziamenti agevolati in favore delle medesime imprese.

Le risorse del Fondo di garanzia per le PMI e del FCS, inoltre, potranno essere incrementate con ulteriori finanziamenti a valere sui Programmi Operativi Nazionali e Regionali (PON e POR) cofinanziati dai fondi europei, sui Programmi Operativi Complementari di cui alla delibera CIPE 10/2015, nonché sul Fondo Sviluppo e Coesione attraverso i Piani Operativi e i Patti per il Sud.

La legge di Bilancio 2017 attribuisce all’Agenzia nazionale per l'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati il compito di predisporre la Strategia, in collaborazione con il Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio; l'approvazione spetta, invece, al CIPE, sentita la Conferenza Stato-Regioni.

I soggetti titolari di Programmi operativi cofinanziati da fondi strutturali e di investimento europei 2014-2020 sono tenuti a pianificare le azioni volte alla valorizzazione di beni e aziende confiscati coerentemente con la Strategia, i cui risultati sono comunicati dall'Agenzia nazionale, entro il 30 settembre di ciascun anno, con una relazione al CIPE.

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Il parere della Conferenza delle Regioni

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha espresso parere positivo sulla Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati attraverso le Politiche di Coesione, ma sulla base dell’esperienza maturata ha indirizzato una serie di raccomandazioni e proposte al Governo.

“La riflessione della Strategia nazionale - si legge nel documento approvato in Conferenza Stato-Regioni - appare focalizzata sui beni ancora in gestione all’Agenzia nazionale e, quindi, da destinare”, mentre non si presta sufficiente attenzione a quelli già assegnati, tra cui alcuni che, “per dimensione, valore simbolico, storia criminale, sostenibilità e prospettive occupazionali e di sviluppo”, potrebbero diventare “progetti pilota” tramite una presa in carico da parte del Tavolo di indirizzo e verifica e dei Gruppi di lavoro regionali permanenti.

Attraverso questa modalità operativa, secondo le Regioni, si potrebbe arrivare ad una “piena restituzione alla collettività” dei patrimoni confiscati, mentre nuovi indicatori di misurazione dei risultati permetterebbero di rendere conto non solo del numero dei beni assegnati e/o riutilizzati, ma anche dell'impatto che il loro utilizzo è in grado di produrre sulla qualità della vita, in termini di occupazione, di creazione di beni e servizi, di animazione territoriale, nelle aree interessate.

Per questo le Regioni suggeriscono di concentrare l'attenzione non solo sul lavoro dell’Agenzia nazionale, ma “sull’intera filiera di interesse dedicata al riuso dei beni confiscati”. L'idea è quella di realizzare una sorta di “road map del buon riuso”, che individui buone pratiche, elementi di successo e possibili problematiche per ciascuna fase, dal sequestro al riutilizzo, passando per l'amministrazione giudiziaria, la confisca definitiva e l'assegnazione dei beni.

Sempre in un'ottica di maggiore efficacia degli interventi, le Regioni suggeriscono di “prevedere studi di fattibilità e una migliore caratterizzazione dei finanziamenti” e propongono di introdurre “una corsia preferenziale e meccanismi di premialità per quei progetti che in maniera diretta e/o indiretta abbiano ricadute sul riuso di un bene confiscato”.

Infine, il documento chiede al Governo di valorizzare le esperienze di affiancamento realizzate dai soggetti, come Consorzi pubblici, Fondazioni ed Enti, che non gestiscono direttamente i beni, ma che, ad esempio partecipando alla predisposizione dei progetti, favoriscono il riuso dei patrimoni confiscati.

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