Energia – SafeSchool 4.0, l’app che misura i consumi delle scuole

 

SafeSchool 4.0ENEA lancia l’app SafeSchool 4.0 per misurare i consumi e la vulnerabilità energetico-strutturale degli edifici scolastici in modo semplice e con costi contenuti.

Scuole – da riqualificazione energetica risparmi per 400 milioni

Concepita dagli esperti dell’ENEA, SafeSchool 4.0 è un'App che consente di ottenere una prima valutazione per programmare interventi di messa in sicurezza e riqualificazione ed efficientamento delle scuole.

SafeSchool 4.0 è una delle iniziative realizzate dall'ENEA per Italia in Classe A, la prima campagna nazionale di informazione e formazione sull'efficienza energetica, di durata triennale, promossa dal Ministero dello Sviluppo economico.

L'obiettivo principale della campagna è far conoscere l'importanza del risparmio, dell'efficienza energetica e fornire gli strumenti e le opportunità per realizzarli.

Antisismica – Casa Italia pronta a partire con un bando per le scuole

SafeSchool 4.0

L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) ha realizzato un’applicazione per smartphone e tablet  per supportare i tecnici e i responsabili nei rilievi energetici e strutturali negli edifici scolastici.

L’app si chiama SafeSchool 4.0 e consente di misurare in modo semplice i consumi energetici e le  caratteristiche strutturali delle scuole per una prima valutazione degli interventi di messa in sicurezza,  riqualificazione ed efficientamento.

Legge Bilancio 2018 – 400 milioni per l'edilizia scolastica

Per garantire la massima affidabilità e sicurezza, l'utilizzo dell'app è consentito esclusivamente a tecnici abilitati (periti, geometri, architetti ed ingegneri) che operano nel settore dell'edilizia scolastica con particolare specializzazione sugli aspetti strutturali ed impiantistici.

Per individuare le aree in cui le scuole richiedono i maggiori interventi, l’ENEA sta predisponendo una piattaforma informatica di pianificazione strategica per un unico progetto di recupero degli edifici esistenti che preveda anche il miglioramento strutturale delle costruzioni in base alle diverse criticità territoriali, ambientali e climatiche.

Immobiliare: l’efficienza energetica non spinge (ancora) il mercato

Sempre da ENEA arriva un’altra notizia, questa volta non positiva, sul fronte dell’efficienza energetica.

Nelle compravendite immobiliari il cosiddetto Fattore E  (l’efficienza appunto) non è ancora un elemento decisivo nelle scelte anche se sta conquistando spazi rispetto al passato. È quanto emerge dallo studio realizzato da ENEA, FIAIP (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali) e I-Com (Istituto per la Competitività) che fotografa, per il quinto anno di seguito, l’impatto sul settore del cosiddetto “Fattore E”.

Se nel 2017, da un lato, si è registrata una crescita (+0,5%) della riqualificazione del patrimonio abitativo, dall’altro, il 56% delle vendite totali è stato nella classe G, la peggiore di tutte, il 24% nelle classi E ed F, il 13 nelle classi C e D e solo il 7% nelle classi energetiche A e B, le migliori.

Inoltre, un mediatore immobiliare su due ritiene che l’APE (l’attestato di prestazione energetica, che raccoglie le caratteristiche di consumi ed efficienza di un immobile) non incida sulle scelte di chi compra o vende.

Guardando la tipologia di immobili venduti nel 2017, i meno efficienti dal punto di vista energetico sono le villette (oltre una su due, ovvero il 54,7%) e i bilocali (66,7%). Solo il 4,4% dei bilocali e l’8,7% delle villette appartiene alle classi energetiche più alte (A+, A e B).

In controtendenza rispetto al quadro generale gli immobili di pregio: nel 2017, infatti, le vendite di abitazioni che rientrano nelle tre classi energetiche più efficienti sono salite dal 14,1% del 2016 al 22,1%.

In aumento anche la percentuale di immobili in classe energetica A+, A e B compravenduti nei centri storici delle principali città italiane: si passa dal 6,4% del 2016 al 10,8% del 2017. Nelle zone periferiche, invece, questa percentuale diminuisce. Da questi dati sembrerebbe emergere che l’efficienza energetica è un elemento che incide nel caso di immobili di maggior valore economico, mentre non arriva ancora a ‘fare la differenza’ su case di minor costo.

Ma non solo. Sul ‘Fattore E’ incidono fortemente le dinamiche del mercato immobiliare e, in particolare, la presenza di uno stock di invenduto abbastanza rilevante: ecco perché nel 2017 solo il 40% delle abitazioni di nuova costruzione acquistate o cedute è risultato di elevata qualità energetica (A+, A e B) contro il 60% del 2016.

Un dato sorprendente, considerati gli elevati standard energetici imposti dalla legge per le nuove costruzioni, che si spiega con la crisi vissuta in questi anni dal settore immobiliare e dal notevole stock di invenduto che ne è derivato: questa percentuale, dunque, appare determinata soprattutto dalla compravendita di edifici costruiti in passato e finora mai alienati dai costruttori originari.

A preoccupare è, in particolare, il dato relativo alle ristrutturazioni: solo il 10% degli immobili oggetto di intervento è nelle prime tre classi energetiche, a conferma che gli italiani ancora non sfruttano quella fondamentale finestra di opportunità che la ristrutturazione edilizia offre per interventi di efficientamento energetico profondi.

Non sorprende, infine, il dato relativo alla qualità energetica degli edifici da ristrutturare: in questo caso la percentuale degli immobili in classe G costituisce, com’è fisiologico, circa l’80%.

Su questa situazione, pesa anche la difficoltà di accedere al credito per procedere alle ristrutturazioni energetiche: secondo le opinioni di un campione di agenti immobiliari intervistati, il 32% pensa che il mercato immobiliare non percepisca adeguatamente il valore aggiunto associato all’efficienza, il 28% sostiene che i finanziatori ritengano l’efficienza scarsamente attrattiva soprattutto nei progetti di piccola e media dimensione, il 22% punta il dito contro la mancanza di strumenti adeguati per valutare i progetti di efficienza energetica, mentre il 18% è convinto che dipenda da un atteggiamento precauzionale da parte degli istituti di credito rispetto ai rischi di frode o di insolvenza.

Per leggere il contenuto prego
o