Rinnovabili – anche l’industria chiede a UE piu’ ambizione

 

Rinnovabili - Photo credit: © European Union 2017 - Source : EP.Non solo il Parlamento europeo, anche Enel e altre utility hanno chiesto a Bruxelles un cambio di passo sui target delle rinnovabili.

Rinnovabili – PE per target più alti

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Contratti a lungo termine anziché incentivi, investimenti infrastrutturali ed efficienza energetica. Sono queste, secondo l’ad di Enel Francesco Starace, le parole d’ordine che Bruxelles deve tenere a mente se vuole ottenere risultati concreti sul fronte delle energie rinnovabili.

A margine della conferenza di alto livello “Clean Energy Financing”, ospitata il 7 novembre nell’emiciclo del Parlamento europeo, Starace ha chiesto alle istituzioni UE di mostrarsi ambiziose.

Target più alti e contratti a lungo termine

Bruxelles deve intraprendere una “maggiore azione nelle rinnovabili”, innalzando i target al 2030 dal 27% ad almeno il 35%, operazione che “si può fare se si considera che ora la tecnologia può spostare sul vettore elettrico molti dei consumi alimentati con i combustibili fossili”.

Una richiesta, quella proveniente dal numero uno di Enel, appoggiata anche da altre utility europee - la portoghese Edp, la tedesca EnBw, la danese Orsted, la spagnola Iberdrola, la britannica Sse – che nei giorni scorsi hanno inviato una lettera alle istituzioni UE chiedendo appunto di innalzare i target delle rinnovabili aumentando l’elettrificazione dei trasporti e del riscaldamento, insieme alla ridefinizione di un mercato dell’energia elettrica più adatto alle energie rinnovabili.

Non solo. Per centrare tale obiettivo è necessaria chiarezza sullo sviluppo delle rinnovabili, nota Starace, chiarezza che passa da contratti a lungo termine e non dagli incentivi, un approccio che secondo il manager “la Commissione UE sta ben inquadrando”.

Un’indicazione di questo tipo è arrivata a fine ottobre anche dalla commissione Ambiente del Parlamento europeo, che ha adottato la risoluzione sulla proposta di direttiva per le rinnovabili presentata dalla Commissione europea lo scorso novembre. Proposta, quella dell’Esecutivo UE che ha fissato al 27% il target 2030, senza prevedere obblighi vincolanti per i singoli Stati membri e che il PE chiede di rivedere al rialzo, prevedendo almeno il 35% di rinnovabili sui consumi finali al 2030 e target nazionali vincolanti.

Fare investimenti infrastrutturali

Per Starace serve poi "spostare sull'elettricità consumi come quelli dei trasporti" che pesano per circa un quarto delle emissioni di CO2 europee.

"La tecnologia c'è, i costi sono scesi, si tratta di fare investimenti infrastrutturali abbordabili" come quello "importante" che sta facendo la società in Italia sulle centraline di ricarica per le auto elettriche. Anche "il trasporto pubblico è pronto", ha sottolineato Starace, "non farlo rischia di far perdere competitività all'Europa che si troverebbe spiazzata tra dieci anni come è già successo in altri settori".

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Puntare su efficienza degli edifici

Terzo punto su cui si concentra l’ad, la necessità di "sviluppare di più l'efficienza energetica" negli edifici e nella vita quotidiana, dal riscaldamento alla cucina, per decarbonizzare il più possibile. "Non è una scommessa" per l'UE, ma una sicurezza". 

In tal senso le acque si stanno già muovendo: la revisione della direttiva europea 2010/31 sulla prestazione energetica dell'edilizia (EPBD), proposta a fine 2016 dalla Commissione nell'ambito del pacchetto Energia pulita, ha ottenuto a fine ottobre l'ok della commissione Industria del Parlamento europeo.

Il testo rivisto intende semplificare e snellire alcuni obblighi, integrando le strategie di ristrutturazione degli immobili a lungo termine, migliorando la connessione delle disposizioni esistenti al sostegno finanziario e ammodernando il testo alla luce dell'evoluzione tecnologica. Entro il 5 dicembre, gli Stati membri dovrebbero pronunciarsi sulla revisione della direttiva.

"Il Piano Juncker è stata un po' un'occasione perduta" per il settore energetico, ma ora, ha concluso Starace, "chiaramente se si riprendesse il passo in questa direzione ecco che ci sarebbe la necessità di attingere a fondi come quello" dell'Efsi.

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