Dumping - UE pronta a contrastare commercio sleale Cina

 

China shipping - Photo credit Tuija AaltoAggiornato il 17 novembre 2017 Ok definitivo dal Parlamento europeo alla nuova strategia per bloccare la concorrenza sleale di Pechino.

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Dumping Cina - UE di nuovo a lavoro su revisione norme

Gli eurodeputati, riuniti in seduta plenaria, hanno approvato in via definitiva norme più stringenti per contrastare le importazioni da Paesi terzi oggetto di dumping e sovvenzioni. Le regole UE sul commercio imporranno per la prima volta a tutti i partner commerciali extraeuropei di conformarsi agli "standard sociali e ambientali internazionali" per evitare di subire misure antidumping.

Obiettivo della strategia è migliorare la protezione dei posti di lavoro e delle imprese UE contro l'import a basso costo da Cina in primis.

Il voto del PE, lo ricordiamo, segue il via libera formale del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) dei 28 Paesi membri all'intesa raggiunta sul tema, a inizio ottobre, tra Parlamento, Consiglio e Commissione.

Perchè una revisione?

Con la scadenza, a fine 2016, di alcune disposizioni transitorie previste dal protocollo di adesione della Cina all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), la Commissione si è trovata costretta a proporre una revisione del Regolamento base antidumping dell'UE. A decadere è stata, infatti, la parte del protocollo che, fino ad allora, aveva permesso alle Economie di mercato mondiali di difendersi efficacemente dalle pratiche commerciali sleali di Pechino.

Per poter continuare a difendere la propria economia e la propria industria nel rispetto dei nuovi obblighi internazionali, Bruxelles ha dunque avanzato l'ipotesi di una nuova normativa, incardinata sull'abbandono della distinzione tra Economie di mercato ed Economie non di mercato, da sostituire, invece, con quella tra Paesi membri OMC e Paesi non membri OMC. Si tratta, in sostanza, di una soluzione Country-neutral, nella quale la Cina è equiparata a qualsiasi altro membro OMC.

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Dall'opposizione degli Stati membri – Italia in testa – al compromesso

Al di là di questo nucleo centrale della revisione, i diversi aspetti della nuova normativa sono stati al centro di lunghi e complessi negoziati tra le istituzioni europee. A preoccupare gli Stati membri era soprattutto la “scarsa tutela degli interessi del comparto manifatturiero” che il nuovo regolamento avrebbe potuto causare.

In queste trattative, l'Italia ha svolto quella che il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha definito una “battaglia di avanguardia”, per fare in modo che “i rilevanti interessi in gioco fossero adeguatamente tutelati”.

Dopo mesi di discussioni e contrasti, a maggio 2017 il Consiglio dei ministri dell'UE, soddisfatto degli aggiustamenti apportati, ha infine adottato una posizione comune sulla nuova metodologia di calcolo dei dazi, che ha permesso l'invio del testo al Parlamento.

A giugno la commissione Commercio internazionale (INTA) del PE ha approvato, con alcuni emendamenti, la proposta di Bruxelles.

Tornati nelle sedi europee dopo la pausa estiva, a settembre i rappresentanti delle istituzioni UE hanno ripreso i lavori sul testo. I negoziati tra Europarlamento, Consiglio e Commissione UE si sono protratti per oltre un mese, fino al 3 ottobre, quando si è finalmente giunti all'intesa informale. Intesa che l'11 ottobre ha ricevuto il via libera ufficiale del Coreper

Ora che è arrivato l'ok definitivo del Parlamento europeo nella plenaria di novembre, per l'entrata in vigore bisogna attendere il voto in Consiglio e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale europea.

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Punti cardine del testo

La nuova normativa, così come approvata dal Parlamento europeo, manda di fatto in pensione il vecchio sistema basato sulla distinzione tra Economie di mercato e Economie non di mercato e lo sostituisce con un "sistema neutrale", ritenuto in grado di garantire la tutela per l'industria e l'occupazione dell'Unione nel nuovo quadro normativo del commercio globale

Il regolamento, infatti, utilizzerà lo stesso metodo di calcolo del dazio antidumping per tutti i Paesi membri OMC e avrà come scopo primario quello di correggere le "distorsioni del mercato significative", cioè i casi in cui i prezzi “non sono basati sul mercato”.

Ecco, nel dettaglio, le principali disposizioni previste dal testo:

  • nel rispetto delle norme internazionali in materia di lavoro e ambiente, il dumping sociale e ambientale sarà preso in considerazione nel valutare le misure da imporre a un determinato Paese,
  • non vi sarà alcun onere di prova supplementare rispetto all'attuale procedura per le imprese UE nei procedimenti giudiziari legati al dumping, 
  • la Commissione avrà l'obbligo di pubblicazione di relazioni dettagliate che descriveranno la situazione specifica dei singoli Paesi esportatori, concentrandosi sulle "distorsioni significative" dei prezzi e dei costi, indicando chiaramente anche il significato di tali distorsioni,
  • le piccole e medie imprese riceveranno assistenza per la gestione di eventuali reclami,
  • tutte le parti interessate, in particolare i sindacati, avranno la possibilità di contribuire alle misure di difesa commerciale.

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Le reazioni

Dopo l'approvazione in plenaria il relatore del testo Salvatore Cicu (FI) ha spiegato che in discussione non vi è solo la questione dello status di economia di mercato della Cina ma la capacità stessa del sistema europeo di "creare regole uguali per tutti e se queste regole possano offrire le stesse opportunità a tutti". La risposta, ha aggiunto Cicu, è "sì, perché abbiamo bisogno di una concorrenza equa e leale".

Diversa la reazione di David Borrelli (M5S), secondo cui "l'Europa, per debolezza ed egoismi nazionali, ha compiuto una scelta sbagliata e dalle conseguenze pesanti". Con il voto in plenaria, ha aggiunto Borrelli, "il Parlamento europeo attribuisce alla Commissione europea un potere discrezionale troppo grande".

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Italia - la posizione di Carlo Calenda: miglior compromesso possibile

Nel suo commento al voto del PE il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda conferma la posizione del governo italiano già espressa a ottobre, al momento dell'intesa tra le tre istituzioni UE.

Pur non trattandosi di una soluzione ottimale, ha detto Calenda nelle scorse ore, il compromesso raggiunto rappresenta "il miglior risultato possibile tenuto conto delle diverse forze in gioco". 

Sin dall’inizio, ha ricordato il numero uno del MiSE, l’Italia ha intrapreso "una battaglia, spesso solitaria soprattutto in Consiglio, per correggere una traiettoria che avrebbe portato ad un risultato disastroso per l’industria ed i lavoratori europei".  Anche grazie all'impegno italiano, "la Commissione ha corretto la sua linea presentando [...] una proposta che ha abbandonato l’ipotesi del riconoscimento del MES e che contempla un nuovo meccanismo di calcolo del dumping basato, invece,  sul concetto della presenza di distorsioni significative". In Consiglio, poi, "nonostante la nostra posizione fosse di assoluta avanguardia, è stato possibile apportare ulteriori miglioramenti. Su questo solco si è poi inserito il fondamentale lavoro del Parlamento europeo" che ha inserito altre migliorie al testo finale.

Photo credit: Tuija Aalto

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