Green e Digital - l'energia del futuro secondo i big italiani

 

Italian Energy Summit - Photo credit: Bureau of Land ManagementTransizione, rinnovabili ed innovazione. Sono le parole chiave della 17esima edizione dell'Italian Energy Summit.

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Strategia energetica nazionale – le osservazioni delle maggiori associazioni

Il mercato dell’energia costituisce oggi una delle principali sfide per l'Europa. Partendo da questo assunto esponenti delle istituzioni e dell’industria si sono dati appuntamento a Milano, per la 17esima edizione dell'Italian Energy Summit organizzato dal Sole 24 Ore.

Sfide, quelle che l'Italia e l'Europa si trovano a fronteggiare, che riguardano diversi aspetti del settore: dalla transizione verso energie più pulite e sostenibili, e verso un mercato più libero ed efficiente, alle scommesse per i mercati oil&gas ed elettrico.

Transizione fa rima con digitalizzazione

La ricerca di un mix energetico tra fonti fossili e rinnovabili è uno dei grandi temi che il mercato e le autority devono affrontare. La sfida, in questo caso, è una transizione spinta da tecnologie e obiettivi ambientali.

In base a uno studio realizzato da Accenture e World Economic Forum, la digitalizzazione nel settore energia potrebbe generare 100 miliardi di dollari a livello globale nei prossimi dieci anni, creando 3,4 milioni di posti di lavoro.

Anche la politica europea si è accorta dell'opportunità offerta dalla digitalizzazione delle reti e dei sistemi energetici europei: con la firma, la settimana scorsa, della dichiarazione di Tallinn sull'E-energy Bruxelles ha messo nero su bianco l’impegno politico a portare avanti un lavoro congiunto per centrare gli obiettivi climatici ed energetici dell'UE, attraverso soluzioni tecnologiche innovative. Un impegno che pur non essendo legalmente vincolante, rappresenta comunque un primo passo in tal senso.

Il digitale rappresenta un “trend che nessuno può permettersi di ignorare”, sottolinea Péter Ilyés, amministratore delegato di E.On Italia. Una tendenza che però “comporta anche rischi perché richiede competenze nuove”.

Per Edison Energia la chiave della rivoluzione digital è la casa, ovvero l’offerta di “servizi che la rendano sicura, confortevole, efficiente e smart”, spiega l’ad Alessandro Zunino.

Ad intervenire sul tema nel corso dell'Energy Summit anche Francesco Barletta, head of ICT di Wind Tre: “in uno scenario altamente digitalizzato i dati rappresentano un asset fondamentale, paragonabile all’energia nelle smart grid”.

Decarbonizzazione a tutto gas, ma serve una vera Energy Union

Ingrediente fondamentale del mix energetico, il gas rappresenta una soluzione più efficiente per decarbonizzare il sistema e mantenere la sicurezza energetica.

A delineare il futuro del gas, l'ad di Snam Marco Alverà: “Se l’Europa paga il gas il doppio rispetto agli Stati Uniti è impossibile competere”. La soluzione? “Bisogna fare l'Energy Union, magari come risposta alla Brexit”.

Detto in altri termini, “per abbassare il costo della bolletta, l'Europa deve integrarsi di più e l'Italia, che è il paese più interconnesso al mondo, può così giocare un ruolo di primo piano in Europa con i suoi stoccaggi”.

Interconnessioni garantite, a livello europeo, da progetti come il gasdotto Tap. Che il managing director di Tap, Luca Schieppati, definisce “coerente con l’obiettivo di sviluppare un sistema gas più sicuro, competitivo, flessibile e resiliente”.

Mobilità: se il futuro elettrico, il presente è a metano

Nel corso del suo intervento all'Italian Energy Summit Alverà ha anche passato in rassegna l’impegno del comparto sulla mobilità alternativa, snocciolando alcuni numeri che sanciscono il “vantaggio” dell’auto a gas rispetto alle altre opzioni.

“In Italia abbiamo già un milione di auto a metano e siamo leader europei. All'auto elettrica ci credo anch'io, so che arriverà ma non so quando, l’auto a gas invece è già disponibile, consente di abbattere le polveri del 95% e non è concorrente dell’auto elettrica ma di quella diesel, combustibile da superare”.

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A puntare maggiormente sulle auto elettriche è Enel, come dimostra l'annuncio dato alla fine dell'estate dall'amministratore delegato Francesco Starace, di voler investire“da 100 a 300 milioni di euro nei prossimi 3 anni” per costruire tra le 7mila e le 12mila colonnine di ricarica per le auto elettriche.

“L'avanzata dell'auto elettrica è soltanto una questione di tempo: queste dinamiche una volta che partono diventano molto veloci”, sottolinea Starace nel corso dell'evento. “La mobilità elettrica ci interessa molto e soprattutto ci interessa il modo con cui la tecnologia ci permetterà di fare, con l'energia elettriche, tante cose che oggi vengono fatte con altre fonti energetiche”.

Elettricità per tagliare gli sprechi e decarbonizzare

Sempre Starace illustra brevemente la trasformazione in corso nel sistema energetico internazionale, che vede al centro l'elettricità. “L’elettrificazione pervasiva della società è la più forte speranza per ottenere due risultati: tagliare lo spreco entropico dei combustibili fossili e decarbonizzare completamente i sistemi di produzione”.

Per spingere ulteriormente la decarbonizzazione e ridurre il ricorso ai combustibili fossili, sottolinea l'amministratore delegato di Terna Luigi Ferraris, l’Europa deve rafforzare l’interconnessione dei sistemi elettrici per consentirne l’unificazione e garantire così a utenti e imprese maggiore sicurezza elettrica, un più basso costo dell’energia e un impatto ambientale sempre minore.

“Nell’ultimo Ten Years Network Development Plan 2016, Entso-e - la Rete Europea dei Gestori di rete dei sistemi di trasmissione di energia elettrica, ndr - ha stimato investimenti complessivi per 150 miliardi di euro, dedicati allo sviluppo di circa 200 progetti prioritari per reti e storage elettrico a livello europeo”.

Quanto all’Italia, Ferraris ha ricordato come la trasformazione che ha investito il sistema energetico, con le rinnovabili, abbia richiesto uno sforzo ulteriore sulla rete nazionale, per la quale il piano di sviluppo decennale 2017 di Terna ha già previsto investimenti per 8 miliardi di euro e 4 miliardi sono quelli inclusi nell’ultimo piano strategico: “C’è spazio per fare di più in Italia sia nel breve periodo, per fronteggiare gli eventi meteorologici estremi, sia nel medio-lungo orizzonte per assecondare la trasformazione energetica in atto”.

Quanto agli investimenti esteri, Ferraris punta al Nord Africa: quando le condizioni geopolitiche si saranno stabilizzate, diventerà un'area su cui investire. Inoltre si guarda a “delle collaborazioni tecnologiche con Cina e Russia, questa sarà la strada: condividere competenze e tecnologia”.

Rinnovabili driver per gli investimenti

Le fonti rinnovabili sono l'energia “verso la quale andremo”, sottolinea l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Anche per questo la società ha deciso di puntarci: “Il 50% dei nostri investimenti sono su rinnovabili e ambiente”.

Ma Descalzi invita a non adottare un approccio massimalista alle energie pulite: “bisogna crescere ed essere ragionevoli. Dobbiamo lavorare su un mix energetico sostenibile". Eni sta crescendo in modo organico: “Abbiamo strutture e asset, così da sostituire l'energia solare al gas per il nostro consumo interno. Per questo il segmento delle rinnovabili avrà un peso anche in termini di Ebit nel prossimo futuro”.

L'ad ha poi spiegato: “Abbiamo 15 progetti attivi sui terreni bonificati, circa 4mila ettari. In Italia, ma anche in Africa dove siamo la prima società e dove siamo ben posizionati, andando sempre verso la sostituzione del gas per dare energia ai nostri impianti con energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico. Con enormi vantaggi: non si brucia più gas, che invece si vende”. Anche per questo è costante l'investimento in ricerca: “Negli ultimi anni abbiamo investito 1,5 miliardi di euro in rinnovabili e ambiente”.   

Photo credit: Bureau of Land Management

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