Sviluppo sostenibile – gli impegni delle Citta' metropolitane

 

Carta di Bologna - Photo credit: free pictures of money via Foter.com / CC BYIn vista del G7 Ambiente, le città metropolitane firmano la Carta di Bologna: 8 obiettivi per lo sviluppo sostenibile.

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“Un documento particolarmente importante perché le città metropolitane sono determinanti per la qualità dell'aria e delle acque, per la gestione dei rifiuti, per tutti i problemi ambientali e per la mobilità sostenibile”. Così il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti presentando la Carta di Bologna.

Promosso dalla Città metropolitana di Bologna, il documento identifica 8 macro obiettivi da raggiungere nei prossimi anni, in linea con l'Agenda Onu 2030, ed è il primo passo strutturato e concreto delle città metropolitane sul fronte della sostenibilità ambientale.

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A siglare la Carta di Bologna alla Rocchetta Mattei, alla presenza del ministro e del presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, le città metropolitane di Bologna, Milano, Torino, Firenze e Catania, presenti con i loro rappresentanti, e le città di Roma, Bari, Cagliari, Napoli, Reggio Calabria, Genova e Palermo, che hanno inviato la propria adesione formale.

Gli 8 obiettivi della Carta di Bologna

Riciclo dei rifiuti, difesa del suolo, prevenzione dei disastri, transizione energetica, qualità dell'aria, risparmio dell'acqua, verde urbano, mobilità sostenibile. Sono gli otto temi al centro del documento. Quanto all'ultimo punto, in concomitanza con la firma della Carta di Bologna il ministro Galletti ha annunciato l’arrivo di 60 milioni di euro per la mobilità sostenibile nelle città: “Ai 35 milioni di euro già assegnati ai Comuni se ne aggiungono altri 25, grazie ai quali saremo in grado di soddisfare quasi tutte le richieste che gli enti hanno avanzato”.

Riciclo dei rifiuti. Il documento parte da uno dei cardini dell'economia circolare, con le città metropolitane che si impegnano a raggiungere gli obiettivi europei più ambiziosi: riciclo al 70% e conferimento in discarica del 5% massimo dei rifiuti al 2030, riducendo la produzione dei rifiuti al di sotto della media europea e portando la raccolta differenziata ad almeno il 70% nel 2025 e all’80% nel 2030 (47,5% nel 2015 a livello nazionale).

Difesa del suolo. Le città si impegnano inoltre a ridurre del 20% il proprio consumo netto di suolo al 2020 (dai 2 attuali a 1,6 mq/ab l’anno di media nazionale) e centrare le politiche urbanistiche sulla rigenerazione urbana, prevedendo sviluppo urbanistico solo in presenza di trasporto pubblico sostenibile e dei principali servizi al cittadino sia pubblici che privati.

Prevenzione dei disastri. L'impegno consiste nell'aggiornare il Nuovo Patto dei Sindaci per il Clima e l’energia, siglato nel 2015, per prevenire il rischio di disastri generati dai cambiamenti climatici. Obiettivo è la redazione di piani integrati con gli strumenti di pianificazione nazionale per poter essere operativi entro il 2020.

Transizione energetica. I sindaci si danno obiettivi anche più ambiziosi di quelli fissati finora dalle direttive europee: ridurre entro il 2025 (e non il 2030) le emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, migliorando l’efficienza energetica del 30% e producendo il 27% dell’energia da fonti rinnovabili.

Qualità dell'aria. Guerra alle polveri sottili: si punta entro il 2025 al rispetto del limite massimo stabilito dall’Oms per il particolato sottile. Serviranno inoltre accordi di programma fra i diversi enti territoriali per coordinare le politiche necessarie al contrasto delle emissioni in atmosfera, con misure di livello locale (quali blocchi del traffico, ZTL, congestion charges) ma anche strutturali (ad esempio, incentivi per il rinnovo degli impianti di riscaldamento e per la mobilità sostenibile). Necessario anche il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio locale con strumenti di analisi dei dati per la previsione di picchi di inquinamento e la programmazione anticipata degli interventi di contrasto (blocchi del traffico).

Risparmio dell'acqua. L’obiettivo è ridurre entro la soglia fisiologica del 10-20% le perdite delle reti di distribuzione idrica entro il 2030 (due terzi in meno rispetto ad oggi) e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici.

Verde urbano. Le città metropolitane intendono raddoppiare entro il 2030 la superficie media di verde urbano per abitante, arrivando a 30 mq per abitante (due terzi in più rispetto al 2014). Per farlo bisogna riconoscere il verde urbano nella sua totalità (pubblico, privato, urbano, periurbano), pianificare nuove categorie di aree e infrastrutture verdi adatte a fronteggiare il riscaldamento climatico, incentivare l’inserimento della componente vegetale nelle ristrutturazioni edilizie e nelle nuove edificazioni.

Mobilità sostenibile. Le città si impegnano a raggiungere almeno il 50% del riparto modale tra auto e moto e le altre forme di mobilità entro il 2020. Imprescindibile in tal senso è il lavoro di squadra con il Governo per incentivare i sistemi di trasporto intelligente, la mobilità elettrica, la mobilità ciclabile e pedonale e i lavori infrastrutturali per la diffusione delle ricariche per le auto elettriche e a idrogeno.

Photo credit: free pictures of money via Foter.com / CC BY

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