Sharing economy – Antitrust boccia ddl home restaurant

 

Home Restaurant - Photo credit: Foter.comLimitazioni del tutto ingiustificate. Così il garante per la concorrenza descrive alcune delle norme contenute nel ddl sugli home restaurant, all'esame del Senato.

Sharing economy – cosa prevede il ddl per gli home restaurant

Sharing economy – Gnammo, proposta di legge buon punto di partenza

Tra i diversi volti assunti dalla sharing economy, c'è quello degli home restaurant, i “ristoranti” che gli appassionati di cucina possono realizzare in casa. Fenomeno sempre più in voga, che solo nel 2014 ha fatturato 7,2 milioni di euro in Italia.

Un disegno di legge interviene sull'argomento cercando di regolamentare l'attività di ristorazione in abitazione privata.

La norma, già approvata a gennaio alla Camera e in attesa dell'esame del Senato, viene però bocciata dall'Antitrust in diversi punti, a cominciare dal tetto massimo al numero di coperti (500) e di proventi (5mila euro) che un ristoratore amatoriale può realizzare nell'anno.

Antitrust: sugli home restaurant limitazioni ingiustificate

Dito puntato contro alcune limitazioni introdotte dal disegno di legge. A partire dall'utilizzo delle piattaforme digitali come unica modalità per lo svolgimento dell’attività di home restaurant: in tal modo – si legge nel bollettino del garante per la concorrenza – si esclude ogni possibilità di rapporto diretto tra l’utente cuoco e l’utente fruitore al di fuori di tali piattaforme.

Dal lato della domanda, ciò riduce l’offerta dei servizi di ristorazione per i clienti meno avvezzi all’uso di sistemi digitali/elettronici di acquisto; dal punto di vista dell’offerta, crea una discriminazione con i ristoratori tradizionali, che, oltre a poter promuovere la propria attività e ricevere prenotazioni mediante siti internet, mantengono la possibilità di avere un contatto diretto con la clientela.

Analoghe considerazioni rigurdano l’obbligo di fatto imposto di pagare la prestazione prima di averne beneficiato, nella misura in cui si prevede che le transazioni avvengano esclusivamente mediante le piattaforme digitali.

Del tutto ingiustificata appare poi il passaggio relativo al numero massimo di coperti che possono essere allestiti (500) e del reddito annuo che l’attività in esame può generare (5mila euro d'incassi l'anno).

Si tratta di previsioni che l'Antritrust definisce in palese contrasto oltre che con i principi di liberalizzazione, anche con il dettato costituzionale di libera iniziativa economica e di tutela della concorrenza.

Infine, si legge ancora nel bollettino, appare ugualmente priva di motivazioni e ingiustificatamente restrittiva l’esclusione delle attività di B&B e case vacanza in forma non imprenditoriale e della locazione dalla possibilità di ampliare l’offerta di servizi extralberghieri con quella del servizio di home restaurant.

L’insieme dei vincoli e delle limitazioni all’attività di home restaurant imposti dal ddl si pone, dunque, fuori dal quadro tracciato dai principi europei della concorrenza e dal documento della Commissione europea sulla sharing economy di giugno 2016.

In conclusione, secondo l'Autorità il ddl che disciplina l’attività di home restaurant appare nel suo complesso idoneo a limitare indebitamente una modalità emergente di offerta alternativa del servizio di ristorazione e, nella misura in cui prevede obblighi che normalmente non sono posti a carico degli operatori tradizionali, risulta discriminare gli operatori di home restaurant.

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