L'Europa investe su Qwant, motore di ricerca che tutela la privacy

 

La BEI ci ha investito 25 milioni, di cui 20 già erogati. Il motore di ricerca francese Qwant si appresta a diventare l’anti-Google europeo.

Qwant - foto di Qwant

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I rapporti tra Google e Bruxelles sono già tesi. L’ultima tegola – secondo quanto riferito dal Wall Street Journal - è arrivata a dicembre, quando il rivale Oracle ha denunciato all'antitrust Ue i cambiamenti apportati nel giugno 2016 da Mountain View alla raccolta dei dati degli utenti, che ora mette insieme sia quelli di navigazione che le ricerche compiute, arrivando di fatto alla creazione di 'superprofili'.

A rendere la relazione tra Ue e Big G ancora più complicata ci si mette Qwant, il motore di ricerca francese che come slogan ha scelto proprio quello del rispetto della privacy, e che si prepara ad imporsi sul mercato europeo. Presto, infatti, verrà annunciato un aumento di capitale da 18,5 milioni di euro, con l’ingresso nel capitale di Caisse des Dépôts, la Cdp francese, che ha investito 15 milioni. I restanti 3,5 milioni di euro provengono dall’editore tedesco Axel Springer, già socio di Qwant.

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Il progetto è finanziato anche dalla Banca europea per gli investimenti (Bei), che nel 2015 aveva concesso al motore di ricerca d’oltralpe un prestito da 25 milioni, di cui i primi 20 già erogati. "Questa operazione esemplifica l'eccellente cooperazione tra pubblico e privato, sia a livello nazionale che a livello europeo", scriveva la BEI nel motivare la scelta di puntare sul motore di ricerca francese. I dirigenti della Caisse des Dépôts le fanno eco: "La nostra istituzione è orgogliosa di sostenere un progetto di levatura europea di cui condividiamo i valori etici".

A rendere Qwant un potenziale campione sul mercato europeo è innanzitutto l’assenza di una reale concorrenza al colosso di Mountain View sul Vecchio Continente. Se negli USA figurano Yahoo, Bing e DuckDuckGo, in Cina il mercato è monopolizzato da Baidu, in Russia c’è Yandex, in Europa, Google la fa da padrone. 

Ma "la ragione principale dell’esistenza di Qwant e il motore del nostro progetto è il rispetto della privacy" degli utenti, spiega Alberto Chalon, direttore generale di Qwant e amministratore delegato per l’Italia, "è per noi un valore chiave, come anche la neutralità dei risultati della ricerca, che garantiamo attraverso un algoritmo che non favorisce la selezione dei risultati con fini economici".

L’utente, infatti, viene 'protetto' durante la ricerca: non è possibile quindi identificare l’indirizzo IP, Internet protocol, quello da cui si connette in rete. Tutela che si estende ai minori: il motore di ricerca, infatti, esiste anche in versione Junior, una versione sicura che non costringe i genitori a inserire filtri di navigazione.

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