Bulgaria: un voto per uscire dalla crisi economica

 
Sofia 2009Con l’ultima tornata elettorale la Bulgaria ha scelto di imprimere un segnale di discontinuità  rispetto al passato recente. Un vento di novità che potrebbe aiutare il paese a risalire la china della crisi economica, a sbloccare i fondi europei tagliati a causa della corruzione e ad attrarre nuovamente investitori vecchi e nuovi.

Dopo  anni deludenti di governo socialista, composto da alcuni politici provenienti dal vecchio partito comunista -  i bulgari hanno spostato il loro voto a destra, decretando la vittoria dell’attuale sindaco di Sofia, già  vigile del fuoco e capo di un importante società di sistemi di security, Boiko Borissov, fisico sportivo e movenze da macho che va a votare in polo e calzoncini. Per non disilludere l’elettorato, sarà infatti Borissov ad aggiudicarsi il premierato, nonostante questo non fosse il suo obiettivo iniziale, almeno secondo le dichiarazioni ufficiali. Una vittoria schiacciante a sorpresa, quella del partito conservatore Gerb (in italiano acronimo di "Cittadini per lo Sviluppo europeo della Bulgaria"), visto che il parapiglia politico degli ultimi mesi lasciava presagire un voto incerto ed una conseguente difficoltà a formare una maggioranza.

Resta fuori dal governo l’ex re Simeone, leader del partito di centro (l'NDSV), che nell’ultima coalizione aveva partecipato alla coalizione di governo assieme ai socialisti. Un peccato, vista l’expertise del suo partito.

L’ascesa di Borissov potrebbe favorire il riavvicinamento di Sofia a Bruxelles, dopo il gelo con cui erano stati bloccati i fondi di pre-adesione a causa dei numerosi casi di corruzione che sono stati scoperti. Un’eredità pesante che gli elettori non hanno perdonato al partito socialista. In campagna elettorale Borissov ha fatto della lotta alla corruzione nella Pubblica Amministrazione uno dei punti principali del suo programma. Se così fosse, i fondi europei, che rappresentano un’iniezione di denaro fondamentale, potrebbero essere realisticamente sbloccati entro la fine del 2009.

Inoltre la vicinanza di Borissov al Partito Popolare Europeo, rafforzato ulteriormente dalle ultime elezioni di giugno, potrebbe favorire una maggiore visibilità di questo paese nell’agone internazionale.

Per non rischiare di essere tagliata fuori dalla grande partita del settore energetico, la Bulgaria si è fortemente legata alla realizzazione dei gasdotti Nabucco e South Stream che passano attraverso il Mar Nero, in serrata concorrenza l’uno con l’altro: il primo voluto e gestito dall’Unione Europea, il secondo dal tandem Eni-Gazprom.

Per uscire dalla crisi la Bulgaria dovrà saper sfruttare al massimo le sue potenzialità, come la disponibilità di manodopera specializzata a basso costo. Al contempo dovrà superare il problema della difficile bilancia commerciale e delle ingenti importazioni di commodities, di cui è dipendente. Non si può dimenticare poi che in Bulgaria operano quei grandi gruppi bancari europei duramente colpiti dalla crisi finanziaria e dalla diffusione degli asset tossici. Borissov si è espresso a favore del rinnvo dell'accordo con il Fondo Monetario Internazionale.

Riuscirà Borissov a risollevare le sorti del paese? Mancano ad esempio all'interno del suo entourage dei validi economisti. Il suo operato come primo cittadino di Sofia non è stato poi così convincente ed anche sul suo passato pesano delle ombre, ma evidentemente il partito conservatore è sembrato una più che valida alternativa all’impopolare governo socialista degli ultimi anni, troppo legato ai peggiori retaggi del regime che fu.
(Alessandra Flora) 
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