Sharing economy – cosa prevede il ddl per gli home restaurant

 

Limite di 500 coperti e 5mila euro d'incassi l'anno. Cosa cambia con il ddl sugli home restaurant, che ha ricevuto l'ok della Camera.

Home Restaurant - Photo credit: Foter.com / CC0

Sharing economy – Gnammo, proposta di legge buon punto di partenza

Sharing economy – cosa prevede la proposta di legge

Tra i diversi volti assunti dalla sharing economy, c'è quello degli home restaurant, i “ristoranti” che gli appassionati di cucina possono realizzare in casa. Fenomeno sempre più in voga, che solo nel 2014 ha fatturato 7,2 milioni di euro in Italia.

Un disegno di legge, approvato dalla Camera, interviene sull'argomento cercando di regolamentare l'attività di ristorazione in abitazione privata.

Quanto valgono gli home restaurant

Un fatturato da 7,2 milioni di euro, 7mila cuochi social attivi, 37mila eventi di social eating andati a buon fine, con una partecipazione di circa 300mila persone e un incasso medio stimato, per singola serata, pari a 194 euro.

Lombardia, Lazio e Piemonte sono le Regioni in cui il fenomeno è più diffuso. Milano è al primo posto tra le città in cui risiede la maggior parte dei cuochi social, con una quota pari all’8,4% del totale; Bari la realtà più attiva del Mezzogiorno.

Questi i numeri forniti dal report realizzato da CST – Centro studi turistici per Fiepet Confesercenti e relativi al 2014. Numeri che rendono l'idea del perché, ad aprile, la commissione Attività produttive abbia iniziato l'esame della proposta di legge, poi approvata da Montecitorio.

Il ddl home restaurant in breve

Il testo fissa una serie di paletti: l’attività di home restaurant, da considerarsi saltuaria, non può superare il limite di 500 coperti l’anno né generare proventi superiori a 5mila euro annui.

I pagamenti vanno effettuati tramite carte di credito o bancomat, passando dalla piattaforma che gestisce le prenotazioni. Inoltre, l'attività di home restaurant non può sommarsi a AirBnb, non può dunque “essere esercitata nelle unità immobiliari a uso abitativo in cui sono esercitate attività turistico-ricettive in forma non imprenditoriale”. E chi non presenta la Scia, la segnalazione certificata di inizio attività, rischia multe comprese tra 2.500 a 15mila euro. Si tratterà comunque di una comunicazione digitale da inoltrare al Comune secondo modalità che stabilirà il Ministero dello Sviluppo economico.

Sharing economy – Ue contro divieti

Nel dettaglio, vediamo cosa prevedono i 7 articoli di cui si compone il ddl “Disciplina dell'attività di ristorazione in abitazione privata”.

Definizioni. Nel provvedimento gli home restaurant sono indicati come “l'attività finalizzata alla condivisione di eventi enogastronomici esercitata da persone fisiche all'interno delle unità immobiliari ad uso abitativo di residenza o domicilio, proprie o di un soggetto terzo, per il tramite di piattaforme digitali che mettono in contatto gli utenti, anche a titolo gratuito e dove i pasti sono preparati all'interno delle strutture medesime”.

Non solo. Accanto alla definizione di home restaurant, il ddl parla di “soggetto gestore” - il soggetto che gestisce la piattaforma digitale finalizzata all'organizzazione del social eating, come Gnammo, il portale per prenotare pranzi o cene in case altrui attraverso Internet -, “utente operatore cuoco” e “utente fruitore”.

Gli obblighi del soggetto gestore. Chi gestisce la piattaforma digitale di home restaurant deve rispettare una serie di regole:

  • deve garantire che le informazioni relative alle attività degli utenti, iscritti alle piattaforme medesime, siano tracciate e conservate, nel rispetto delle vigenti norme sulla privacy;
  • è tenuto a mettere le informazioni relative alle attività degli utenti, iscritti alle piattaforme medesime, nella disponibilità degli enti di controllo competente;
  • verifica che gli utenti operatori cuochi siano coperti da polizze assicurative per la copertura dei rischi derivanti dall'attività di home restaurant e che l'unità immobiliare ad uso abitativo sia coperta da apposita polizza che assicuri per la responsabilità civile verso terzi;
  • verifica inoltre che gli utenti operatori cuochi siano in possesso dei requisiti di cui alla legge per lo svolgimento dell'attività di home restaurant, ai fini dell'iscrizione alla piattaforma digitale;
  • fornisce, infine, all'utente fruitore, nel rispetto del principio di trasparenza, le corrette informazioni relative al servizio offerto e alle polizze assicurative per la copertura dei rischi derivanti dall'attività di home restaurant, esplicitando che trattasi di un'attività non professionale di ristorazione.

Si prevede, inoltre, che le attività di home restaurant devono essere inserite nella piattaforma almeno 30 minuti prima del loro svolgimento e che l'eventuale cancellazione del servizio prima della sua fruizione deve rimanere tracciata.

Home restaurant, non ristoranti. “L'attività è considerata saltuaria e come tale può non può superare il limite massimo di 500 coperti per anno solare, né generare proventi superiori a 5mila euro annui” recita il testo all'articolo 4. Richiesti inoltre specifici requisiti, quali:

  • l'utilizzo della propria organizzazione familiare e di parte di un'unità immobiliare ad uso abitativo, dotata dei requisiti prescritti all'articolo seguente del progetto di legge – vale a dire, caratteristiche di abitabilità e di igiene previste dalla normativa vigente; la norma specifica che l'attività esercitata non comporta la modifica della destinazione d'uso dell'immobile. Si prevede inoltre che l'attività di home restaurant non possa essere esercitata nelle unità immobiliari ad uso abitativo in cui sono esercitate attività turistico-ricettive in forma non imprenditoriale o attività di locazione per periodi di durata inferiore a 30 giorni - nonché il possesso, da parte degli utenti operatori cuochi, dei requisiti di onorabilità di cui al D.Lgs. 59/2010, art. 71, commi 1 e 2; 
  • il rispetto delle procedure previste dall'attestato dell'analisi dei rischi e controllo di punti critici (HACCP), ai sensi del regolamento (CE) n. 852/2004 sull'igiene dei prodotti alimentari.

Non è invece richiesta, invece, l'iscrizione al registro degli esercenti il commercio.

Sanzioni. Se l'esercizio dell'attività di home restaurant avviene in assenza di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), la norma dispone la cessazione dell'attività medesima e l'applicazione della sanzione amministrativa prevista dalla normativa sull'insediamento e sull'attività dei pubblici esercizi (compresa tra i 2.500 e i 15mila euro).

Protestano gli operatori

“E’ una legge che fa brindare solo le lobby dei ristoratori e che lascia l’amaro in bocca a chi vede vanificati due anni di sforzi diretti a trovare delle regole giuste e corrette per tutti”, dichiara Giambattista Scivoletto, fondatore di HomeRestaurant.com.

Punto su cui concorda Cristiano Rigon, fondatore di Gnammo, la principale piattaforma di social eating in Italia: “Secondo noi in questa legge è stato fatto un buon lavoro per assicurare la totale trasparenza nei confronti dei consumatori e garantire un microreddito a chi non ce la fa”, spiega Cristiano Rigon, fondatore e amministratore delegato di Gnammo. Tuttavia porre limiti così stringenti dimostra, secondo Rigon, la vittoria delle lobby di categoria “che non hanno realmente compreso quanto l’home restaurant sia lontano dall’esperienza del ristorante e sia non avversario ma strumento di sviluppo del settore. Sarebbe stato più opportuno, come prima cosa, normare a livello quadro la sharing economy e poi scendere nei singoli settori. Speriamo che il Senato riesca rendere la normativa più snella”.

Critica anche Confedilizia, per cui il ddl suona il “de profundis degli home restaurant”, perché “impone esclusivamente limitazioni, divieti, vincoli, restrizioni rispetto a un modo con il quale alcuni italiani cercano di darsi da fare per migliorare la propria condizione, contribuendo a muovere un’economia asfittica come la nostra”.

> Testo unificato delle proposte di legge volto a disciplinare l'attività di ristorazione in abitazione privata

Photo credit: Foter.com / CC0

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