Made in Italy - ripresa esportazioni verso Paesi extra-Ue

 

Riparte l'export italiano extra-Ue, trainato soprattutto dalle spedizioni in Cina, Giappone, Sudest asiatico e USA.

Globe - Photo credit: Jennerally via Foter.com / CC BY-NC-ND

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Nel mese di agosto 2016, rivelano gli ultimi dati dell'Istituto nazionale di statistica (Istat) sul commercio italiano extra-Ue, si è assistito, per la prima volta dall'inizio dell'anno, ad un incremento di entrambi i flussi di scambio. Il segno +, dunque, è tornato sia per le importazioni che per le esportazioni italiane.

Per quanto riguarda i settori più influenti dell'export italiano, ad agosto le spedizioni su base annua sono risultate decisamente in crescita soprattutto per beni strumentali (+17,1%), beni di consumo non durevoli (+12,7%) e beni intermedi (+11,9%). Uniche eccezioni al trend positivo, le vendite di energia e di beni di consumo durevoli.

Il dato più interessante del quadro riguarda, però, i Paesi destinatari delle spedizioni italiane. Ad agosto 2016, spiega l'Istat, l'export del Made in Italy ha registrato, rispetto allo stesso periodo del 2015, una forte impennata soprattutto verso la Cina (+28,3%), il Giappone (+24,3%) e i Paesi ASEAN - Association of South-East Asian Nations, Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (+21,1%). Nello stesso periodo le vendite di beni italiani hanno subito una decisa accelerazione anche verso Stati Uniti (+17,9%) e Svizzera (+9,4%).

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Rimangono ancora con segno – le spedizioni verso la Russia (in calo del 7,7% rispetto allo stesso periodo del 2015), a causa dell'embargo sull'import dall'Ue attivato dal Cremlino in seguito alle sanzioni della comunità internazionale per il ruolo di Mosca nella crisi ucraina.

Di seguito, un breve focus su due dei Paesi più influenti per il commercio e gli investimenti italiani extra-Ue: la Cina e gli Stati Uniti.

Italia-Cina: prospettive di progetti comuni e investimenti

La Cina, spiega la nota dedicata della Farnesina, conosce da anni una “crescita vertiginosa”. Nel decennio seguito all'ingresso nell'Organizzazione mondiale del commercio (dicembre 2001), Pechino è passata dall'ottavo al secondo posto dopo gli Stati Uniti tra le economie del mondo e al primo posto in termini di potere d'acquisto.

I governi di Italia e Cina condividono attualmente un’agenda comune focalizzata sulle priorità dei due sistemi economici. In particolare, le tecnologie verdi, l’agroalimentare, l’urbanizzazione sostenibile, i servizi sanitari e l’aerospazio sono tra i campi in cui i due Paesi possono maggiormente cooperare, poiché l'Italia, da un lato, dispone delle capacità tecnologiche e industriali necessarie a stimolare tali comparti e la Cina, dall'altro, ha un estremo bisogno di aggiornamento in materia.

In tal senso, l'istituzione del Business Forum Italia-Cina - inaugurato nel giugno 2014 e rilanciato all’inizio 2016 - rappresenta una “piattaforma di interazione innovativa dal potenziale enorme” per facilitare lo scambio d’informazioni, conoscenze, proposte industriali e investimenti reciproci e per promuovere partnership strategiche anche sui mercati terzi.

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Stati Uniti-Italia: scambi e opportunità di investimento

Secondo dati diffusi dalla Farnesina, gli Stati Uniti sono il Paese con cui l’Italia vanta storicamente il suo maggiore surplus commerciale. A livello settoriale, le esportazioni italiane negli USA sono principalmente concentrate nei comparti:

  • macchinari,
  • mezzi di trasporto,
  • prodotti del sistema moda/persona,
  • agroalimentare.

Nella domanda italiana di prodotti statunitensi, spiega la Farnesina, sono invece prevalenti i prodotti farmaceutici e chimici di base, i prodotti energetici (carbone e raffinati di petrolio) e gli aeromobili.

Gli investimenti italiani negli USA si concentrano principalmente nei settori:

  • retail (tessile/abbigliamento),
  • meccanica strumentale,
  • automotive,
  • logistica
  • aerospazio.

Gli investimenti statunitensi in Italia riguardano, invece, l’industria manifatturiera (soprattutto quella chimica, meccanica, dei computer e dell’elettronica) e i servizi (in particolare quelli finanziari/assicurativi, quelli di informatica e telecomunicazioni e i servizi bancari).

E' bene ricordare che con gli Stati Uniti l'Unione europea sta conducendo, per conto di tutti gli Stati membri, dei complessi negoziati per raggiungere un accordo sul TTIP, il Partenariato strategico sul commercio e sugli investimenti con cui Bruxelles e Washington intendono aprire reciprocamente i propri mercati.

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