Ue-Cina - disputa OMC su restrizioni export materie prime

 

Bruxelles intraprende un'azione legale contro la Cina per le restrizioni all'export di materie prime essenziali per l'industria Ue

Cava - Photocredit: Brian Voon Yee Yap

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L'Organizzazione mondiale del commercio è tenuta, a questo punto, ad avviare le pratiche formali per la risoluzione della controversia. In caso non si raggiunga un risultato soddisfacente entro i prossimi 2 mesi, l'Ue potrà chiedere all'OMC di istituire una giuria che si pronunci sulla compatibilità delle misure di Pechino con le norme internazionali sul commercio.

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Le restrizioni di Pechino all'export di materie prime verso l'Ue

Attualmente, la Cina impone una serie di restrizioni alle esportazioni di alcune materie prime – quali antimonio, cromo, cobalto, grafite, indio, magnesite, magnesia, piombo, rame, talco, tantalio e stagno - sotto forma di dazi all'esportazione o quote di esportazione, che limitano l'accesso delle imprese localizzate al di fuori della Cina a tali prodotti. L'export totale cinese di queste materie ha un valore pari a circa 1,2 miliardi di euro, di cui un sesto è destinato all'Europa.

In particolare, alcuni dei prodotti soggetti a tali limitazioni - come la grafite, il cobalto, il cromo, la magnesia e l'antimonio - sono tra le venti materie prime individuate nel 2013 da Bruxelles come fondamentali per l'economia europea ed essenziali per mantenere e migliorare la qualità della vita dei consumatori Ue.

Le misure restrittive di Pechino, spiega l'Esecutivo comunitario, contribuiscono alla distorsione del mercato e favoriscono l'industria cinese a scapito delle imprese e dei consumatori Ue, in violazione delle regole generali dell'Organizzazione mondiale del commercio, oltre che di specifici impegni presi dalla Cina al momento della sua adesione all'OMC.

La Commissione ritiene inoltre che il “presunto scopo”, attribuito da Pechino a tali restrizioni, di “sostenere una produzione delle materie prime rispettosa dell'ambiente e sostenibile” possa essere raggiunto in modo più efficace con altre misure, senza impatto negativo sul commercio.

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L'azione legale di Bruxelles contro la Cina

E' dunque in tale contesto che Bruxelles ha aperto ieri una nuova disputa all’Organizzazione mondiale del commercio contro la Cina, per le restrizioni applicate sull'export di specifiche materie prime ritenute essenziali per le industrie Ue.

Oggetto dell'azione di Bruxelles sono le misure attivate da Pechino su antimonio, cromo, cobalto, grafite, indio, magnesite, magnesia, piombo, rame, talco, tantalio e stagno. Si tratta della terza disputa aperta dalla Commissione in sede di OMC su misure di questo tipo. Le prime due - entrambe vinte da Bruxelles - risalgono al 2012 e al 2014.

Le consultazioni formali tra Ue e Cina - che rappresentano il primo passo per la risoluzione delle controversie in ambito OMC - saranno condotte in parallelo ad un'altra procedura analoga avviata dagli Stati Uniti. In assenza di una soluzione soddisfacente entro 60 giorni, l'Ue potrà chiedere all'Organizzazione di istituire una giuria che si pronunci sulla compatibilità delle misure della Cina con le norme internazionali sul commercio.

L'Ue non può rimanere indifferente alla vista dei propri “produttori e consumatori colpiti da pratiche commerciali sleali”, ha commentato la decisione di Bruxelles la commissaria Ue al Commercio Cecilia Malmström. Le ultime due decisioni dell'OMC sulle restrizioni delle esportazioni cinesi sono state chiarissime, ha continuato la commissaria: “queste misure sono contro le regole del commercio internazionale” e poiché la Cina non fa nulla per rimuoverle è necessario “intraprendere azioni legali".

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