Internazionalizzazione - Mise, Regioni e Ice per promozione investimenti esteri

 

Il punto sul lavoro di Mise, Regioni e Agenzia Ice per accelerare l'internazionalizzazione delle imprese italiane.

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Piano per la promozione del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti

A febbraio 2015, l'ex ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ha firmato il decreto attuativo del Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti 2015-2017

Quattro gli obiettivi del programma:

  • aumentare l'export di beni e servizi di circa 50 miliardi di euro in tre anni, soprattutto nei Paesi in cui il potenziale è maggiore,
  • incrementare il numero delle imprese esportatrici abituali di circa 20mila unità,
  • approfittare del trend di crescita della domanda globale, con particolare attenzione ai mercati emergenti,
  • migliorare la capacità di intercettare investimenti esteri, per ottenere circa 20 miliardi di dollari di flussi aggiuntivi.

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Sul versante dell’attrazione degli investimenti, in particolare, il Piano intende sfruttare il "rinnovato clima di interesse che si riscontra da parte degli investitori internazionali nei confronti dell’Italia". Con tale obiettivo, dunque, sono state definite misure finalizzate non soltanto alla promozione delle opportunità di investimento in Italia, ma anche all’accompagnamento e all’assistenza agli investitori esteri interessati al mercato italiano e al loro radicamento sul territorio.

In tale contesto, si è ritenuto necessario attuare una riorganizzazione della governance relativa all’attrazione degli investimenti esteri in Italia con l’obiettivo di un migliore coordinamento delle politiche per la gestione dell’intero ciclo del processo di attrazione e per favorire la sinergia tra le diverse amministrazioni centrali e locali.

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Il punto sulle attività di Mise, Regioni e Agenzia Ice

Sulla base delle linee guida messe a punto dal Mise, si legge in un documento della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che fa il punto sui lavori in materia, l'Agenzia Ice e le Regioni avranno il compito di coordinarsi su aspetti, quali:

  • la scelta dei settori e dei Paesi più promettenti dal punto di vista dell'internazionalizzazione e la messa a punto di una strategia promozionale concordata per l'attrazione degli investimenti esteri sulla base delle priorità e delle esigenze di ogni Regione;
  • l'attività di “lead generation, targeting e scouting” per la ricerca e il contatto con potenziali investitori industriali e istituzionali interessati a diverse tipologie di attività d'impresa, quali: manifattura, R&S, marketing e vendite, servizi di supporto, etc;
  • la definizione di pacchetti di attrazione congiunti;
  • la scelta della tipologia di eventi promozionali da realizzare;
  • la predisposizione di un piano di azione condiviso con cadenza annuale.

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Per agevolare il confronto tra Conferenza delle Regioni e Mise, lo ricordiamo, è stato istituito dal DL 133/2014 art. 30 (Sblocca Italia), convertito con modificazioni dalla Legge 164/2014, il Comitato investimenti esteri. Presieduto dal sottosegretario Ivan Scalfarotto, il Comitato ha come principali obiettivi:

  • la definizione di indirizzi condivisi e univoci in materia di politiche per l'attrazione dei capitali esteri in Italia,
  • la promozione della sinergia tra le amministrazioni centrali e regionali coinvolte nei principali progetti avviati da investitori stranieri.

L'ultimo incontro del Comitato si è svolto presso il Ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 11 maggio.

Il Mise, continua il documento della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, è in questo periodo impegnato in incontri con le istituzioni regionali per la firma di protocolli d'intesa che prevedono anche il coinvolgimento dell'Istituto per il commercio estero. In tal senso, finora sono già stati sottoscritti accordi con Toscana e Lombardia, mentre in Campania e in Emilia-Romagna le intese sono in fase di formalizzazione. Obiettivo del Mise è, ovviamente, siglare accordi con tutte le Regioni italiane.

Per via del suo carattere territoriale, ogni accordo prevede un contenuto che varia da Regione a Regione, ma in tutti i casi permangono tre pilastri fondamentali:

  • l'avviamento di un confronto strutturato tra le parti coinvolte per l'attuazione di strategie e strumenti a supporto dell'attrazione e dell'accompagnamento di investimenti esteri;
  • la fornitura di assistenza agli investitori stranieri già presenti sul territorio regionale, così come alle imprese italiane che offrono opportunità di investimento;
  • lo svolgimento di attività promozionali congiunte per favorire gli investimenti diretti esteri in ogni Regione.

In materia di internazionalizzazione delle imprese italiane, lo ricordiamo, a inizio aprile la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato e pubblicato il suo “documento di posizionamento strategico" nell'ottica di promuovere una razionalizzazione della governance relativamente ai comparti del commercio estero e dello sviluppo locale.

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