Turchia – Castaldo (Efdd), Bruxelles vigili su uso dei fondi Ue

 

Intervista all'eurodeputato Fabio Massimo Castaldo sugli aiuti umanitari alla Turchia e il ruolo di Ankara nello scacchiere internazionale.

Fabio Massimo Castaldo

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“L'Unione europea ha stanziato 3 miliardi di euro di aiuti alla Turchia”, risorse che rappresentano una “diretta contribuzione da parte dei singoli Stati: l'Italia, che contribuirà con circa 125 milioni, è il quarto contribuente dopo Germania, Francia e Gran Bretagna”, premette l'eurodeputato Efdd Fabio Massimo Castaldo.

Che invita Bruxelles a vigilare attentamente sull'impiego di tali risorse, “che dovrebbero essere spese in teoria per assicurare il rispetto dei diritti umani e l'assistenza di base ai migranti”.

“In pratica, se non saranno messi dei paletti, se non ci sarà una sorveglianza forte da parte dell'Unione e delle sue agenzie, c'è il rischio fondato che possano essere distratti per altre finalità da parte di Ankara, che non a caso più volte ha invocato una rapida risoluzione del problema”, dichiara l'eurodeputato.

“La Turchia continua a giocare, da un certo punto di vista, con il suo ruolo di paese di transito e di partner strategico”, ruolo che è diventato “una sorta di compensazione per la non negoziazione dei capitoli di adesione, visto che ormai è un dato di fatto che la Turchia di Erdogan sta virando in una direzione molto lontana da quelli che sono gli standard minimi europei”. Un modo forse per tenere il Paese agganciato all'Unione “pur senza dargli una vera prospettiva di adesione”, utilizzando “la leva dell'aiuto umanitario per mantenere un contatto e un'influenza”.

“La domanda che ci dobbiamo porre”, conclude Castaldo, “è perchè dare questi soldi a un Paese che sì sta cercando di tamponare l'emergenza migranti ospitando più di 2 milioni di rifugiati”, ma che allo stesso tempo “non sta assolutamente rispettando i diritti delle minoranze, come quelle del popolo curdo, e sta ponendo in essere una svolta autoritaria a livello del rispetto dei diritti civili e della libertà di opinione quanto mai ambigua e inquietante all'interno del suo territorio”.

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