EIT - Olesen, sviluppare Comunita' conoscenza e innovazione

 

Peter Olesen - foto EITCrescita e sostenibilità economico-finanziaria delle Comunità della conoscenza e dell'innovazione (KIC). Questi gli obiettivi dell'Istituto europeo per l'innovazione e la tecnologia (EIT) per i prossimi anni, illustrati dal presidente Peter Olesen.

“Lo scorso anno eravamo impegnati in attività volte soprattutto a far crescere le KIC”, spiega Olesen. Quest'anno, oltre a raccogliere i frutti del lavoro svolto nel 2014, “ci stiamo preparando per un'ulteriore crescita, nel 2016 nasceranno due nuove Comunità della conoscenza e dell'innovazione. L'impatto dell'EIT cresce di conseguenza, con lo sviluppo delle KIC”.

Quali sono le priorità dell'EIT per il 2015 e fino al 2020, quando si chiuderà il nuovo ciclo di programmazione dei fondi europei e il programma per la ricerca e l'innovazione Horizon 2020?

Innanzitutto dobbiamo dimostrare con certezza che il modello delle KIC, su cui investiamo il 25% del nostro budget, funzioni. Eventi come gli EIT Award rappresentano un'occasione in tal senso: si tratta di un riconoscimento assegnato a nuove idee che hanno portato alla realizzazione di nuovi prodotti e servizi e che migliorano le nostre vite, le nostre società e le nostre economie. Allo stesso tempo, permettono di fare il punto sul lavoro svolto dalle KIC e dall'EIT e sui progetti futuri: celebrare i traguardi raggiunti è importante non solo per incoraggiarne l’ulteriore sviluppo ma anche per promuovere l’innovazione in Europa e assicurare la nostra competitività a livello globale.

Ma ci sono anche altri temi su cui siamo focalizzati per il 2015 e il 2016. Fra le priorità che ci poniamo, e cui tengo molto, sviluppare una rete capillare di KIC in tutta Europa, anche in quei Paesi e in quelle città in cui ad oggi non sono presenti Comunità della conoscenza e dell'innovazione Inoltre, dobbiamo preparare le nostre KIC a diventare economicamente e finanziariamente sostenibili. Ciò significa implementare la strategia di sviluppo per riuscire ad attrarre ulteriori risorse, sia private che pubbliche, ad ogni livello.

Quanto alle call, nel 2016 l’EIT prevede di lanciare due bandi: Food4Future - Sustainable Supply Chain from Resources to Consumers e Added-value Manufacturing, di cui entro la fine del 2015 verranno pubblicati i criteri di accesso.

Malgrado le eccellenze della ricerca europea, molte idee non riescono ad “attraversare il ponte” dal laboratorio al mondo imprenditoriale. Cosa fa l'EIT per colmare questo gap?

Da subito ci siamo focalizzati sulla necessità di creare un ecosistema favorevole all'innovazione, e questo ecosistema ruota attorno a tre dimensioni: ricerca, business e educazione. E quest'ultima, l'educazione, è un fattore fondamentale per la crescita, tanto quanto la ricerca e il business. All'Europa manca una cultura comune dell'innovazione e dell'imprenditoria, che al contrario è molto sviluppata negli USA. È fondamentale dunque che le 3 dimensioni siano ben integrate.

In tal senso il ruolo svolto dalle KIC si rivela di grande importanza, così come quello delle università, che dovrebbero essere più innovative e legate alla realtà imprenditoriale. Concretamente, i programmi di studio dell'EIT prevedono partnership e collaborazioni fra università e centri di ricerca di diversi Paesi europei.

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