Ricerca: al CNR il punto su Smart Specialisation Strategy e Horizon 2020

 

Microscopy labIl CNR ha ospitato a Roma il convegno 'Ricerca e Innovazione: Le sinergie tra la Smart Specialisation Strategy e Horizon 2020', dedicato al ruolo delle regioni italiane nella promozione dei progetti di ricerca e innovazione.

Nel corso del convegno sono state illustrate le principali novità introdotte dall’Ue in materia di R&I attraverso il programma Horizon 2020 e i fondi strutturali, che stanziano complessivamente oltre 160 miliardi di euro a sostegno della ricerca e dell’innovazione in Europa.

La grande novità rispetto al Settimo programma quadro (7PQ), ha ricordato il presidente del CNR Luigi Nicolais, è la possibilità data alle regioni di combinare i fondi strutturali con le risorse di Horizon 2020 per promuovere progetti di R&I sul territorio.

A questa novità se ne accompagna un’altra, prevista dalla Politica di coesione 2014-2020, che stabilisce, come condizione ex-ante all’utilizzo delle risorse Ue, la redazione da parte delle autorità nazionali e regionali di strategie di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente, le cosiddette Smart Specialisation Strategy (S3).

Le regioni devono pertanto realizzare un documento che delinei, a partire dalle risorse e dalle capacità di cui dispongono, la propria S3, necessaria a far partire l’utilizzo operativo dei fondi strutturali, ha specificato Andrea Conte della DG Joint Research Centre.
Questo documento deve prevedere sei punti:

  1. analisi del contesto regionale,
  2. governance,
  3. visione per il futuro,
  4. selezione delle priorità,
  5. policy mix,
  6. monitoraggio e valutazione.

Obiettivo della S3, ha spiegato Conte, è favorire il dialogo tra i territori, promuovendo sinergie tra attori e settori diversi, ma anche individuare il potenziale innovativo dei singoli territori attraverso un processo di scoperta creativa, volto a dimostrare dove poter orientare i finanziamenti per massimizzarne l’impatto.

Fino ad oggi, ha sottolineato il presidente di APRE Ezio Andreata, solo poche regioni italiane hanno redatto le proprie S3 rispondendo alle richieste della Commissione Ue. La maggior parte, infatti, ha presentato la documentazione degli anni precedenti con qualche piccola modifica. Questo approccio, ha commentato Andreata, limita la possibilità dell’Italia di sfruttare pienamente le risorse, come recentemente denunciato dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi nello studio “Il disatro dei fondi strutturali europei”.

Per aiutare le amministrazioni regionali a realizzare la propria S3 in linea con i parametri richiesti dalla Commissione europea, il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione Economica (DPS) del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha promosso, in accordo con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), il progetto “Supporto alla definizione e attuazione delle politiche regionali di ricerca e innovazione (Smart Specialisation Strategy)”, gestito da Invitalia.

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