Lobby: verso l’iscrizione obbligatoria al registro europeo

 

parlamento europeo fonte PELa Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo ha approvato la relazione Gualtieri sull'accordo relativo al registro di trasparenza delle lobbies.

Tale accordo disciplina le relazioni tra i portatori di interesse ed i rappresentanti delle istituzioni Ue. In assenza di una base giuridica per un registro obbligatorio, l'iscrizione dei lobbisti al registro di Trasparenza è ancora su base volontaria, ma l'intesa raggiunta ne rafforza le disposizioni, mettendo in piedi un sistema di incentivi alla registrazione, che comprende anche delle limitazioni all'interazione con le istituzioni per chi non si registra.

Il rapporto approvato, che prende il nome dal suo relatore, l'eurodeputato del PD Roberto Gualtieri,  propone, in sintesi, un sistema di incentivi per le lobby che intendono iscriversi al registro, prescrivendo come contropartita regole di trasparenza più stringenti e modalità di comportamento più rigorose.

Per capirne di più, Fasi.biz ha raccolto la testimonianza di alcuni esperti e studiosi del settore.

Mazzei (Il Chiostro): a spaventare non è il numero dei lobbisti, ma la mancanza di trasparenza

Questo il commento ai microfoni di Fasi.biz di Giuseppe Mazzei, giornalista, comunicatore e segretario dell’Associazione Il Chiostro, associazione che promuove la cultura, la pratica e la regolamentazione della trasparenza nella rappresentanza degli interessi.

"Un elenco dei lobbisti ha senso solo se vi è l’obbligatorietà di iscrizione: le regole devono essere uguali per tutti, altrimenti il registro resta qualcosa di puramente simbolico. L’attività lobbistica è molto delicata e mette chi la fa nella condizioni di privilegio rispetto ad altri cittadini, avendo la possibilità di entrare a contatto e di interloquire con le istituzioni. Bisogna eliminare le zone d’ombra e per questo dobbiamo rendere obbligatoria l’iscrizione al registro europeo.
La proposta di Gualtieri, con cui si comincia a disincentivare la mancata iscrizione. è sicuramente positiva, ma si può e si deve fare di più. Il registro attuale, così com’è non funziona. Personalmente non capisco la resistenza che molti oppongono alla possibilità di renderlo obbligatorio. I rischi a livello di istituzioni europee, poi, sono ancora maggiori rispetto al livello nazionale. Le regole, infatti, cambiano a seconda del paese considerato e quindi è giusto che nelle istituzioni Ue vigano regole più stringenti. Chi sta nelle stanze dei bottoni a Bruxelles ha un potere superiore rispetto alle istituzioni degli altri stati membri. Chi non iscrive all’elenco non deve fare questa professione e se la svolge in modo abusivo deve essere sanzionato".

Così Mazzei sugli obblighi da stabilire per il lobbista: “Prima di tutto si dovrebbe rendere noto il nome del committente, ma anche la tipologia dei temi trattati e l’ammontare del fatturato conseguito con la propria attività. Meno importante, invece, la descrizione dettagliata degli incontri quotidiani, forse eccessiva”. L’ex giornalista Rai affronta poi un altro punto importante: “Anche le associazioni di cittadini devono organizzarsi in modo strutturato, affinché le istituzioni possano interfacciarsi con un numero limitato e gestibile di interlocutori durante le consultazioni”.
Conclude Mazzei: “A chi sostiene che ci sono troppi lobbisti, rispondo dicendo che maggiore è il numero di lobbisti che operano in modo trasparente, maggiore è la competizione e minore il pericolo che si creino dei cartelli. Quello che deve spaventare, piuttosto, è la mancanza di trasparenza”.

Pier Luigi Petrillo (Luiss):  le proposte avanzate non risolvono i nodi cruciali del registro

Questo il commento a FASI.biz di Pier Luigi Petrillo, professore associato di Teoria e tecniche del lobbying presso Unitelma Sapienza Università di Roma e presso l'Università Luiss Guido Carli: "Il rapporto Gualtieri va senz'altro nella direzione di implementare la trasparenza nelle istituzioni dell'Unione europea ma, nel complesso, manca di coraggio e appare essere più ambiguo e confuso rispetto agli esiti del gruppo di lavoro ad hoc istituito per revisionare il Registro (e che ha concluso il lavoro a dicembre 2013)".

Prosegue Petrillo: "In particolare, ciò che colpisce è che non cambia la natura del registro, rimanendo ad iscrizione facoltativa, anzichè obbligatoria. Mutano alcune definizioni di lobbista, prevedendo che possano iscriversi anche coloro che fanno attività di advocacy (non solo lobbying, quindi) e viene rafforzato l'apparato sanzionatorio in caso di violazione del codice di condotta. Si prevede, inoltre, che le organizzazioni iscritte che non esercitino attività di lobbying o di advocacy, siano cancellate in automatico dal registro: in sostanza il registro viene "sfoltito" delle numerose organizzazioni dormienti, che si sono iscritte solo per comunicare all'esterno di essere iscritte nel registro, senza, tuttavia, esercitare alcuna attività rilevante ai fini del registro stesso.

L'inutilità sostanziale di questo registro è resa evidente dalla norma che riguarda l'iscrizione o meno da parte delle Regioni e degli enti locali: si dispone, infatti, che le Regioni non debbano iscriversi nel registro "ma se lo vogliono, possono farlo". Viceversa le città e le province sono invitate ad iscriversi.

Nelle premesse alle modifiche proposte dal Rapporto Gualtieri all'attuale normativa in materia, la Commissione Affari costituzionali del Parlamento Ue propone di introdurre "privilegi" per i soggetti iscritti, nonchè propone di vietare l'accesso al Parlamento e alla Commissione ai soggetti non iscritti: tuttavia di queste proposte non c'è alcuna traccia, poi, negli emendamenti all'interistitutional agreement che disciplina il registro".

Conclude Petrillo: "In sostanza, le proposte avanzate, seppure chiariscono alcuni dei punti problematici sollevati negli ultimi anni dalle organizzazioni di categoria e dalla dottrina, non risolvono i nodi cruciali del registro e non sembrano andare nella direzione sperata: ovvero uscire dall'ambiguità e prevedere che chi fa lobby (o advocacy) a Bruxelles debba, sempre e comunque, dichiararlo pubblicamente, essere pubblicamente tracciabile e rendere conto ai propri clienti e ai cittadini europei".

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