Spin-off, brevetti e ricerca high-tech su Netval

 
Credit © European Communities, 2008Università e industria, binomio imprescindibile per rilanciare il Made in Italy e ritornare a competere sui mercati mondiali. Questo, in grandi linee, il motto dell’associazione Netval, dal 2007 impegnata nella valorizzazione della ricerca pubblica, che nel dicembre 2008 ha rinnovato, nella grafica e nei contenuti, il proprio sito ufficiale.

L’associazione, che raggruppa 42 atenei italiani, è nata prima come network informale nel 2002, per poi divenire associazione nel 2007. L’obiettivo di Netval, il cui quartier generale si trova nel cuore del Politecnico di Milano, è quello di valorizzare la ricerca universitaria e di rafforzare i collegamenti con il sistema economico ed imprenditoriale, con le istituzioni pubbliche e quelle finanziarie.

Netval vuole rappresentare un vero e proprio ponte tra la ricerca accademica e le imprese interessate ad accrescere la propria competitività attraverso l'innovazione. Per questo l’associazione promuove anche delle specifiche attività formative in collaborazione con i singoli atenei, come i corsi fondamentali, avanzati e specialistici e la Netval Summer School. Ad oggi, nel panorama italiano, Netval rappresenta il 45,2% delle università (38 su 84) il 65,9% degli studenti (1.166.566 su 1.771.367) il 68,3% dei ricercatori/professori (42.295 su 61.968) il 91,6% dei brevetti universitari censiti (1.360 su 1.484) l'86,3% degli spin-off  universitari (234 su 271).

Nel breve periodo Netval intende proteggere e valorizzare i risultati della ricerca universitaria (formazione, diffusione della cultura sulla proprietà intellettuale, brevettazione, licensing), mentre a medio termine punta a migliorare i legami tra università ed industria (networking, gestione dei contratti di ricerca e know how). In prospettiva, nel lungo periodo Netval mira a generare nuovi prodotti e aziende che abbiano le proprie radici nelle università.

Una delle più importanti aree di studio e di ricerca promosse da Netval riguarda il fenomeno degli spin-off, cioè le l'imprese legate al mondo accademico che operano nei settori high-tech. Si intendono spin-off accademici le iniziative imprenditoriali che siano state formalmente giudicate tali dalle università di riferimento. Nell'ambito degli spin-off accademici sono definiti “universitari” gli spin-off in cui l'università detiene direttamente una quota di capitale. Secondo l’ultimo rapporto Netval, alla fine del 2007 gli spin-off universitari erano 589. Il 15,1% opera nella farmacologia e nel biotech, il 13,4% nel campo dell’energia e dell’ambiente, il 7,6% nel biomedicale, mentre la quota attiva nell’information technology, che in passato aveva raggiunto quota 50%, è scesa al 36.
(Alessandra Flora)

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